Una macchia di papaveri.

 

“… sperimenta la morte nei corpi dei marinai e nel proprio; e tuttavia rimane vivo, perché come ogni vero poeta è destinato ad attraversare la morte da vivo.”

 

“CHE DIO TI SALVI, VECCHIO MARINAIO,

DAI DEMONI CHE TANTO TI TORMENTANO!

PERCHè GUARDI COSì?”

“CON LA BALESTRA IO STESI MORTO L’ALBATRO.”

 

Non è bello morire e restare vivi…

Da soli.

 

Ora ho paura perché non mi sento,

non mi sento più.

Chiudo gli occhi e non riesco a stare nel mio mondo più di qualche secondo, c’è così tanta confusione là dentro…

Avevo bisogno di storie nuove per dargli maggiore stabilità ed è arrivato un sogno notturno a darmi lo spunto,

ma non è il solito genere di storie, anche se è una storia molto bella.

Se ne potrebbe cavare un bel romanzo breve secondo me… se riuscissi a scrivere ancora come si deve, ma ho troppa confusione in testa, e una paura incontrollabile…

Il mio Albatro è morto, mi resta solo vuoto e paura… un universo di paura…

Un buco nero di paura

 

“Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.”

 

Quanta verità in questa litania da romanzo fantascientifico.

Eppure io sento solo il bisogno di accucciarmi contro un petto caldo e stare lì a farmi stringere forte in silenzio… e smettere di avere paura.

 

Sento solo questo…

Con la paura e il dolore che dilaniano con rasoi la carne in profondità…

 

Sangue.

Una macchia di papaveri.

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“Le porte della percezione”, A. Huxley

 
   "Che cos’è il Dahama-Body del Buddah?"
La domanda è fatta in un monastero zen da un leale e smarrito novizio.
E con la pronta disinvoltura di uno dei fratelli Marx, il Maestro risponde:
   "La siepe in fondo al giardino".
   "E l’uomo che afferra questa verità,"
chiede il novizio perplesso
   "posso domandare che cos’è?"
Groucho gli da un colpetto sulla spalla col bastone e risponde:
   "Un leone dalla criniera d’oro"
 
Tratto dal libro "Le porte della percezione" di A. Huxley,
che a sua volta cita un saggio di Suzuky
 
Cosa vi aggiunge però Huxley?
bene… dovete prima sapere che questo libro è stato scritto a seguito del consumo di 3 milligrammi di mescalina, una droga estratta da un cactus del centroamerica… potremmo dire un parente dell’LSD. Huxley si prestò a questo esperimento sotto il controllo medico per poter studiare i mutamenti che la mescalina apportava alla percezione del mondo sensibile e alle possibilità di rapportarsi con esso.
Bene… Huxley aggiunge:
   "Senza dubbio il Daharma-Body del Buddah era la siepe in fondo al giardino. Nello stesso tempo e non meno ovviamente, esso era questi fiori, era qualunque cosa che io – o piuttosto il benedetto Non-io liberato per un momento dal mio soffocante abbraccio – mi curassi di guardare."
 
Ora vi domenderete cos’è questo Daharma.Body…
    "Il Daharma.Body del Buddah è un’altra maniera per esprimere la Mente, l’Essenza, il Vuoto, la Divinità"
 
In un’altro passo del libro Huxley, raccontando la sua esperienza sotto l’effetto di questa droga, dice:
   "Ecco come bisognerebbe vedere"
Continuai a dire mentre mi guardavo i calzoni, o davo una occhiata ai libri splendeti negli scaffali, alle gambe della mia sedia infinitamente più che vangoghiana.
   "Ecco come sidovrebbe vedere, ecco come le cose sono veramente."
Eppure vi erano da fare delle riserve. Poichè, se si vedesse sempre in questo modo, non si vorrebbe mai fare nient’altro. Solo guardare, essere il divino Non-io del fiore, del libro, della sedia, della flanella. Ciò sarebbe abbastanza. Ma in tal caso, che cosa accadrebbe agli altri? Delle relazioni umane? Nella registrazione delle conversazioni di quella mattina trovai continuamente ripetuta questa domanda: "Cosa dice delle relazioni umane? Come si potrebbe conciliare questa infinita beatitudine di vedere come si dovrebbe vedere, con i doveri temporali di fare come sidovrebbe fare e sentire come si dovrebbe sentire?"
   "Si dovrebbe essere in grado" dissi "di vedere questi calzoni infinitamente importanti e gli esseri umani ancora più infinitamente importanti."
Si dovrebbe, ma in pratica sembrava impossibile. Questa partecipazione alla manifesta gloria delle cose non lasciava posto, per così dire, agli interessi ordinari e necessari dell’esistenza umana, soprattutto agli interessi relativi alle pesone. Poichè le persone sono degli Io e, in un certo senso, io ero adesso un Non-io, poichè nello stesso tempo percepivo le cose intorno a me e ne ero il Non-io.
 
E ancora più avanti, qualche pagina dopo ci da un’ulteriore delucidazione…
 
   "Ecco come si dovrebbe vedere" ripetei ancora.
E avrei dovuto aggiungere:"Queste sono le cose che si dovrebbe guardare". Cose senza pretese, soddisfatte di essere semplicemenete se stesse, sufficienti nella loro Quintessenza, cose che non recitano una parte, nè cercano follemente di far da sole,in isolamento dal Daharma-Body, con luciferesca sfida alla grazia di Dio"
 
Non ho molto da aggiungere, come spunto di riflessione mi sembra molto più che sufficiente… riporto solo una frase di Blake, che Huxley aveva ben in testa quando ha scritto questo libro…
 
   "SE LE PORTE DELLA PERCEZIONE FOSSERO SGOMBRATE, OGNI COSA APPARIREBBE QUALE REALMENTE è, INFINITA"
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“On the road”, Jack Kerouac

"Mi svegliai che il sole stava diventando rosso; e quello fu l’unico preciso istante della mia vita, il più assurdo, in cui dimenticai chi ero – lontano da casa, stanco e stordito per il viaggio, in una povera stanza d’albergo che non avevo mai visto, col sibilo del vapore fuori, lo scricchiolio del legno vecchio degli impianti, i passi al piano di sopra e altri rumori tristi – e guardai il soffitto alto e screpolato e davvero non riuscii a ricordare chi ero per almeno quindici assurdi secondi. Non avevo paura; ero semplicemente qualcun altro, uno sconosciuto, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Ero a metà strada fra una costa e l’altra dell’America, al confine ta l’Est della mia giovinezza e il West del mio futuro, e forse è per questo che accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso."
 
 
Tratto dal libro "On the road" di  Jack Kerouac
Mai capitato?
Di svegliarvi senza ricordare chi siete?
A me si…
Non molto tempo fa tra l’altro… la camera era così buia che non vedevo nulla… e non riuscivo nemmeno a capire se ero su un letto o per terra o da qualche altra parte…
Ci ho messo un po’ a riprendermi, ma non saprei dire quanto, è sembrato passare tantissimo tempo… e poi ad un certo punto, come se qualcuno avesse pigiato un tasto d’avvio, il mio cervello ha ripreso a girare a mille e la memoria è tornata.
è un’esperienza interessante, decisamente interessante.
 
 
Oggi mi rendo conto di quanto io sia banale, comune, ordinaria e vuota…
è una triste consapevolezza… e vorrei tanto sbagliarmi, ma sono proprio così; altrimenti non mi comporterei in questo modo… no?
Non scriverei questi post.
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“Le Domande di Brian”, capitolo 6, David Nicholls

   "Lei si volta verso di me, lentamente, socchiude gli occhi e sibila: "Ascolta. Se sei veramente deciso a opporti a quello che la Thatcher sta facendo al Paese, allora dovresti venire. Ma se ti interessa soltanto fare un sacco di battutine da scuola elementare e di commenti banali, credo proprio che ce la caveremo senza di te, grazie tante."
   Ha ragione, naturalmente. Perchè risulto sempre faceto e non plausibile, quando parlo di politica? Non mi sento ironico al riguardo. Mi viene inmente di provare a farglielo capire tramite una conversazione adulta, ma è scoppiata una schermaglia fra uno dei ragazzi magri dai jeans neri e qualcuno di Lotta di Classe, e così ci ripenso e mi allontano."
 
Tratto dal libro "Le domande di Brian", di David Nicholls
 
 
Beh, mi semto proprio io… con il mio ironismo da quattro soldi e la mia totale incapacità di sostenere una discussione seria e sensata su tematiche politiche… Cosa che trovo tremendamente frustrante… e che mi fa sentire sempre una stupida… ma in effetti non è che non me ne interessi di politica, me ne interesso! Forse non è la mia vita, ok, ma non è che cambi canale qando ne parlano in tv… leggo quello che riportano i quotidiani… leggo quello che trovo in rete…
Eppure sono sempre completamente incapace di parlarne, come se le parole non avessero più nessun senso… che cosa frustrante!
Soprattutto perchè poi sembra che non ci capisca niente, che non me ne freghi niente e che sia solo un’oca cretina che si atteggia ad intellettuale ma non sa nemmeno chi è il presdente del consiglio…!
(vero che questo è un tasto dlente ultimamente per il governoitaliano, ma è un’altro discorso…)
 
Ora torno a fare i compiti di architettura…
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“Le Domande di Brian”, capitolo 1, David Nicholls

     
DOMANDA: Quale nobiluomo, figliastro di Robert Dudley e un tempo favorito di Elisabetta I, condusse una velleitaria e fallimentare rivolta contro la regina e venne di conseguenza giustiziato nel 1601?
 
RISPOSTA: Essex
 
 
      "Voglio essere in grado di ascoltare suonate per pianoforte e sapere chi le sta suonando.
Voglio andare a concerti di musica classica e sapere quando si dovrebbe applaudire. Voglio
poter capire il jazz moderno senza che mi sembri tutto un terribile sbaglio, e voglio sapere
di preciso chi sono i Velvet Underground. Voglio essere completamente impegnato nel Mondo
delle Idee, voglio comprendere i sistemi economici complessi e cosa ci vede la gente in Bob
Dylan. Voglio possedere ideali politici radicali ma umani. Voglio essere bene informato e
voglio tenere dibattiti appassionati ma ragionati attorno a tavoli da cucina in legno,
dicendo cose come "specifica i tuoi termini!" e "le tue premesse sono palesemente speciose!"
per scoprire all’improvviso che è sorto il sole e abbiamo passato l’intera notte a
parlare.Voglio usare parole come "eponimo" e "solipsistico" e "utilitarista" con
sicurezza.Voglio imparare ad apprezzare vini pregiati, e liquori esotici, e buoni whisky di
malto, e imparare come berli senza fare la figura dell’idiota, e mangiare cibi strani ed
esotici, uova di piviere e aragosta alla termidoro, cose che suonano a malapena commestibili
o che non riesco a pronunciare. Voglio fare l’amore con donne bellissime, sofisticate e
intimidatorie, alla luce del giorno o addirittura con la luce accesa, e lucido, e senza
paura, e voglio parlare bene molte lingue, e magari anche una lingua morta o due, e portarmi
sempre dietro un taccuino rilegato in pelle su cui scrivo pensieri incisivi, osservazioni e
l’occasionale verso poetico. Ma soprattutto voglio leggere libri; libri spessi come mattoni,
libri rilegati in pelle con carta incredibilmente sottile e quei nastrini viola per tenere
il segno; libri econhomici di poesia, impolverati, di seconda mano, libri incredibilmente
costosi di saggi incomprensibili importati da università straniere.
      A un certo punto, mi piacerebbe avere un’idea originale. E mi piacerebbe piacere, o
addirittura essere amato, ma aspetterò e vedrò. E per quanto riguarda il lavoro, non so
ancora bene cosa voglio, ma qualcosa che non disprezzi e che non mi faccia star male, e che
non mi faccia preoccupare tutto il tempo per i soldi. E tutte queste sono cose che l’istruzione universitaria mi darà."
Tratto dal libro "Le domande di Brian", di David Nicholls
 
 
 
  Specioso: 1.Di bella apparenza, di gradevole aspetto 2.Valido solo in apparenza
  Eponimo: 1.Nell’ntica Grecia e a Roma, il magistrato che dava il nome all’anno 2. Che (o Chi) da il nome a una città, a una famiglia, a un popolo e sim. Che (o Chi) da il proprio nome a un periodo, un movimento, unaraccolta di scritti e sim.
  Solipsistico: Che attinene al solipsismo o ai solipsisti. Solipsismo: 1.Tesi filosofica in base alla quale il soggetto pensante non ammette realtà al di fuori di se stesso e considera tutti gli altri enti soltanto come sue momentanee percezioni. 2.Soggettivismo, individualismo.
  Utilitarista: Chi attende soltanto al proprio utile.
  Piviere: Uccello dei Caradriformi di piccole dimensioni con becco corto e lunghe ali a punta.
 
 
      Dopo questa lunga premessa inizia il mio intervento vero e proprio, solo mi faceva piacere farvi leggere questo branetto perchè lo sento molto mio… voglio dire, assomiglia molto ai miei vaneggiamenti chilometrici, nei quali dicosempe "Vogli…Ho bisogno di…"
E voglio anche le stesse cose… beh, non alla lettera, ma le maggior parte delle cose che vuole Brian le voglio anche io… tranne i libri, quelle sui libri sono cose che faccio già… Ne leggo già dimattoni, mi piace un saco cercare le edizioni pregiate dei vari libri, mi piace già un sacco prendere libri di poesia usati… tra l’altro sapete? lamia libreria è così piea che non posso più prenderne… o almeno, non potrei, ma credo proprio chequesto non mi fermerà…
      C’è un’altra cosa su uo non sno in linea con nostro giovane protagonista… non credo che queste siano cose che l’università mi potrà dare… anche perchè alcune sono facilmente trovabili su un dizionario… esattamente come le ho trovate io qualche minuto fa…
Credo invece che una buona dose di volontà e interesse possa portare a tutto ciò… magari non alle 2 linguemorte… è una strada che ho già tentato, ma non è andta affatto bene…
 
Beh signori…
Fatevi anche voi un po’ di domande, come il giovane Brian… e magari condividetele col mondo…
Pensare e farsi domande è una grande cosa!
 
   Besi
      Row
 

CHARLES BAUDELAIRE – II pubblico moderno e la fotografia

CHARLES BAUDELAIRE

II pubblico moderno e la fotografia

Salon – 1859

Charle Baudelaire, Scritti di estetica, Firenze, Sansoni,1948

traduzione: A.Luzzato

 

E’ sorta in questi deplorevoli giorni una nuova industria che ha contribuito non poco a distruggere ciò che di divino forse restava nello spirito francese. E noto che la folla idolatra richiedeva un ideale degno di sé e conforme alla propria natura. In fatto di pittura e di statuaria, il Credo attuale della buona società, soprattutto in Francia (e ritengo che nessuno osi affermare il contrario), è questo: «Credo nella natura e non credo che nella natura (ci sono buone ragioni per questo). Credo che l’arte sia e non possa essere che la riproduzione esatta della natura (una setta timida e dissidente vuole che siano esclusi gli oggetti ripugnanti come un vaso da notte o uno scheletro). Sicché l’industria che ci desse un risultato identico alla natura sarebbe l’arte assoluta».

Un Dio vindice ha esaudito i voti di questa moltitudine. Daguerre fu il suo Messia. E allora essa disse tra sé: «Giacché la fotografia ci da tutte le garanzie d’esattezza che si possono desiderare (credono questo, gli insensati!) l’arte è la fotografia». Da quel momento, l’immonda compagnia si precipitò, come un solo Narciso, a contemplare la propria triviale immagine sul metallo. Una follia, uno straordinario fanatismo s’impadronì di tutti questi nuovi adoratori del sole. Strane abominazioni si manifestarono.

Associando e raggnippando gaglioffi e gaglioffe agghindati come i macellai e le lavandaie a carnevale, pregando questi eroi di voler prolungare, durante il tempo necessario all’operazione, la loro smorfia di circostanza, ci si illuse di rendere le scene, tragiche o leggiadre, della storia antica. Qualche scrittore democratico ha dovuto vedere in ciò il mezzo di diffondere a buon mercato nel popolo il disgusto della storia e della pittura, commettendo così un doppio sacrilegio e insultando, ad un tempo, la divina pittura e l’arte sublime del commediante.

Di lì a poco, migliaia di occhi avidi si chinarono sui buchi degli stereoscopi come sugli abbaini dell’infinito. L’amore dell’osceno, naturalmente vivo nel cuore dell’uomo quanto l’amore di sé, non lasciò sfuggire un’occasione così bella per soddisfarsi. E non si dica che i ragazzi di ritorno dalla scuola fossero i soli a godere di quelle porcherie; esse furono la frenesia della società. Ho udito una bella signora, una signora del bel mondo, non già del mio mondo, rispondere a coloro che le nascondevano con discrezione simili immagini, preoccupandosi così d’aver pudore per lei: «Mostrate pure, non c’è niente di troppo forte per me». Giuro di aver udito con le mie orecchie; ma chi mi crederà? «Vedete bene che si tratta di grandi dame!» dice Alessandro Dumas. «Ce ne sono di ancor più grandi!» dice Cazotte.

Poiché l’industria fotografica era il rifugio di tutti i pittori mancati, scarsamente dotati o troppo pigri per compiere i loro i studi, questa frenesia universale aveva non solo il carattere dell’accecamento e dell’imbecillità, ma anche il colore d’una vendetta. Che un così stupido complotto, nel quale si trovano, come in tutti gli altri, i malvagi e i gonzi, possa riuscire in modo assoluto non credo, o almeno non voglio credere; ma sono convinto che i progressi male applicati della fotografia hanno contribuito molto, come d’altronde tutti i progressi puramente materiali, all’impoverimento del genio artistico francese, già così raro.

La fatuità moderna avrà un bel ruggire, eruttare tutti i gorgoglii della sua tonda personalità, vomitare tutti i sofismi indigesti di cui una recente filosofia l’ha rimpinzata a crepapelle, ciò va inteso nel senso che l’industria, facendo irruzione nell’arte, ne diviene la più mortale nemica, e la confusione delle funzioni fa si che nessuna sia compiuta a dovere. La poesia e il progresso sono due ambiziosi che si odiano d’un odio istintivo, e, quando s’incontrano sulla stessa strada, bisogna che uno dei due serva l’altro. Se si concede alla fotografia di sostituire l’arte in qualcuna delle sue funzioni, essa presto la soppianterà o la corromperà del tutto, grazie alla alleanza naturale che troverà nell’idiozia della moltitudine.

Bisogna dunque che essa torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografìa, che non hanno ne creato ne sostituito la letteratura. Arricchisca pure rapidamente l’album del viaggiatore e ridia ai suoi occhi la precisione che può far difetto alla sua memoria, adorni pure la biblioteca del naturalista, ingrandisca gli animali microscopici, conforti perfino di qualche informazione le ipotesi dell’astronomo; sia, insomma, il segretario e il taccuino di chiunque nella sua professione ha bisogno d’un’assoluta esattezza materiale, fin qui nulla di meglio. Salvi pure dall’oblio le rovine cadenti, i libri, le stampe e i manoscritti che il tempo divora, le cose preziose di cui va sparendo la forma, che chiedono un posto negli archivi della nostra memoria: sarà ringraziata e applaudita.

Ma se le si concede di usurpare il dominio dell’impalpabile e dell’immaginario, e di tutto quello che vale solo per quel tanto d’anima che l’uomo vi mette, allora poveri noi!So bene che parecchi mi diranno: «La malattia che siete venuto spiegando è quella degli imbecilli. Qual uomo, degno del nome d’artista, o che ami veramente l’arte, ha mai confuso l’arte con l’industria?». Lo so, eppure chiederò loro, a mia volta, se credono al contagio del bene e del male, all’azione delle folle sugli individui e all’obbedienza involontaria, forzata, dell’individuo alla folla.

Che l’artista agisca sul pubblico, e che il pubblico reagisca sull’artista, è una legge incontestabile e inoppugnabile; d’altronde i fatti, terribili testimoni, sono facili a studiare; il disastro si può verificare. L’arte ha sempre meno il rispetto di se stessa, si pro- sterna davanti alla realtà esteriore, e il pittore si fa sempre più incline a dipingere, non già quello che sogna, ma quello che vede. Pure è una felicita sognare, ed era una gloria esprimere quello che si sognava; ma che dico? Conosce ancora, l’artista, questa felicità? Affermerà l’osservatore in buona fede che l’invasione della fotografia e la grande follia industriale sono assolutamente estranee a questo deplorevole risultato? E permesso supporre che un popolo i cui occhi si abituino a considerare i risultati d’una scienza materiale come prodotti del bello, dopo un certo tempo si trovi con la facoltà di giudicare e sentire ciò che vi è di più etereo e di più immateriale singolarmente attenuata?

 

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In relazione a queste parole d Baudelaire vi invito a visitare questo album, dedicato alla storia della fotografia e a leggere i commenti alle immagini

http://rowrowenaoscura.spaces.live.com/?_c11_PhotoAlbum_spaHandler=TWljcm9zb2Z0LlNwYWNlcy5XZWIuUGFydHMuUGhvdG9BbGJ1bS5GdWxsTW9kZUNvbnRyb2xsZXI%24&_c11_PhotoAlbum_spaFolderID=cns!1BB48CBE5B521EAD!2716&_c11_PhotoAlbum_startingImageIndex=10&_c11_PhotoAlbum_commentsExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentExpand=0&_c11_PhotoAlbum_addCommentFocus=0&_c=PhotoAlbum&_c02_owner=1

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