HeDragon

Giorno 7

Una canzone che vorresti dedicare a qualcuno:  Heaven isn’t too far away, Warrant

He Dragon

Un’ombra tetra
oscura la luna
un terrore ancestrale
gela la notte.

Prede e cacciatori
immobili si celano
in profondità nelle tane
davanti al suo avanzar.

Squame nere e lucenti,
placche di oscuro cristallo,
ali di seta scattanti.

Mordi! Brucia! Graffia!

Lui è la nera morte
lui è la tua paura
nel cuore della notte.

Lui è la nera notte,
giudice di ghiaccio
scorge le tue colpe.

Al calar del sole
ha lasciato la sua casa,
dall’alto picco plana
sulla preda prefissata.

Sazio e soddisfatto
lancia il suo richiamo,
il grido suo selvaggio
la notte fa tremar.

Lui è il nero drago,
l’ala della notte
che la luna fa levar.

Una carcassa alla sua tana
intatta porterà,
alla compagna che lo attende,
all’uovo che deporrà.

Lui è il nero drago,
fiero e maestoso
per ciò in crede lotterà.

Lui è il nero drago,
invincibile e potente
la notte guiderà.

SheWolf

Giorno 6

Una canzone che ti descrive:    She-Wolf, Megadeth

Questa è una canzone speciale che ho avuto modo di apprezzare in un periodo speciale grazie ad una persona speciale… e sono sicura che se leggerà questo post ne sorriderà :)

In questi ultimi 4 o 5 giorni ho avuto modo di scriver molto e quindi mi trovo con molto materiale nuovo per il mio blog, cosa che non capita spesso come potete vedere dai miei aggiornamenti lacunosi… oggi vi propongo un pezzo a cui sto ancora lavorando e che quindi è in una fase di composizione un po’ acerba.
Mi riservo il diritto di riproporvelo tra qualche tempo riveduto e corretto e magari tradotto a dovere… ho chiesto aiuto ad una cara amica per la traduzione e se avrò tempo e capacità magari un giorno la musicherò… ma per ora è solo un idea.
Mi spiacerebbe solo lasciare questo componimento lì a morire perchè per me significa molto… ma basta girarci intorno. Eccolo qui.

SHE-WOLF

Cammina lentamente,
Ammantata dalla sera,
gli occhi verdi sulla luna.

Leggera e silenziosa,
un fantasma tra le fronde,
invisibile e impalpabile.

I suoi capelli,
come una coda,
accarezzano la neve.

Al sorger della luna
da il via alla sua caccia!

Lei è la grigia lupa
che canta nella notte,
i segreti e i desideri,
le pene e le vittorie.
Solo le stelle ha per compagne
ululando nella notte.

Lei è la lupa silenziosa,
la signora della notte.
Il branco è la sua fede,
per cui vivere e morire.
Ha l’orgoglio per vestito,
nell’oscura solitudine.

Non c’è uomo coraggioso
che pronunci a cuor leggero
il suo letale nome.

Lei sente se chiamata,
e per oscure vie giunge
per placare la sua rabbia.

Così lenta alla furia,
trema chi conosce
la letale sua vendetta.

Lei non dimentica mai nulla,
nessun torto è scordato
ne colpevole perdonato.

Lei è la lupa maestosa,
temibile e perfetta
nella mesta sua dolcezza
e nel nobile cipiglio.
Figlia malinconica
della notte più profonda.

Lei è la lupa,
Lei è la notte
Lei è l’oscuro desiderio.

Lei è la vita,
Lei è la morte,
Lei è il manto dell’inverno.

Sa leggere il tuo segreto
celato gelosamente,
ti scruta con lo sguardo.

Paralizza le tue membra,
Impazzisci ad ascoltarla…
lei non mente al tuo orecchio.

Lei è la lupa,
Lei è la notte,
Lei è la figlia della luna.

Lei è la vita,
Lei è la morte,
Lei è la selvaggia libertà.

Bad Dreams

Giorno1

La mia canzone preferita: Living Bad Dreams, Judas Priest

Primo giorno di post…
Per introdurre questo breve componimento mi limito a dire che l’ispirazione è venuta dal mio ragazzo. Sta scrivendo i testi per i nuovi pezzi della sua band e siccome si può dire che abbiano un tema ricorrente, mi sono lasciata contagiare dall’atmosfera generale.

Mi attardo ancora solo per n’altra premessa… non sono depressa, le cose qui riportate sono di pura invenzione e puramente un gioco letterario.

Buona lettura!

 

BAD DREAMS

Nell’oscurità della notte
vaga tra le ombre,
un pensiero sottile e tagliente
lentamente si spande.

Si diffonde come nebbia,
inchiostro che si scioglie
rotolante rilascia la sua fiele
in spire velenose.

Il suo potere ti pervade,
nel tuo letto a tarda notte.
Occhi aperti su soffitto,
a cosa pensi notte insonne?

Naufragando nella stoffa,
bituminoso mare nero,
è della morte il desiderio
che ti annega nello sguardo?

Ore lisce come seta
sgrani lente tra le dita,
mentre fisso nella testa
il dubbio di come sia.

La ti immagini già adesso,
bianca sposa in mezzo ai flutti,
a galleggiare lentamente
sotto gli occhi delle stelle.

Respiri fino in fondo
a colmare il gran vuoto
che nel tuo petto affranto
ha fin ora coltivato
l’ossessivo desiderio  
che alla morte ti ha portato.

Nel giardino del tuo cuore
non più rose o gigli in fiore,
ma soltanto ormai esangui
boccioli putrescenti sugli steli.

La felicità ormai perduta
non rimembra la tua mente
ed infine così svuotata 
canti al mare il tuo dolore.

Le onde nere placidamente
ti spalancano l’ingresso
alle silenziose stanze
dell’abisso eterno.

Mentre sogni la tua morte
sei immobile nel letto,
ma l’anima tua al contempo
va su mari alla deriva.

Gli spiriti misteriosi dell’abisso
han già accolto la tua supplica,
percepito il desiderio 
già riposi nell’umido giacilio.

Quel pensiero prepotente
formulato come un urlo
così triste e straziante
è infine a destinazione giunto.

Così ti troveranno,
perfetta e bianca come perla,
tanto più preziosa e bella
perchè sola con s stessa.

I capelli sparsi sul cuscino
e gli occhi vacui nelle stelle.
Il cuore tuo spezzato
ha così intensamente agognato
di lasciarsi nel mare naufragare
da poter infine abbandonare
le tristi spoglie sue mortali
senza più dolori e affanni.

Il misterioso abisso della morte
ha raccolto il tuo sospiro
e ora giaci dolce sposa
finalmente liberata.

Propendo…

Amore…
mille spilli nel cuore

dolore, silenzio, calore…

lacrime e sangue.
Un buco nero nel petto,

il corpo che si accatoccia

lacrime,dolore…

lacrime e sangue
come un buco nel petto
pensavo che non sarei più potuta stare così…

e invece ti ho incontrato

amato

e perduto.

“propendo per il no”
propendo…
perchè?
propendi…

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i cavalieri della luce

C’era una volta tanto tempo fa,
quando il mondo era già vecchio e l’uomo era ancora giovane,
qualcuno che vegliava sull’essere umano tenendo lontano il buio,
tenendo lontano il dolore.
 
Erano i cavalieri della luce, uomini come tutti gli altri in apparenza, ma dotati di un animo tanto grande da poter distruggere il male che incessantemente insidiava l’uomo.
Una persona comune avrebbe faticato a riconoscerli, o forse no in realtà, ma essi in effetti non differivano dagli altri per l’apparenza, ma solo per la sostanza.
Erano di pura luce bianca, sottile come la polvere e calda come il sole.
Tra di loro era così che si riconoscevano, si vedevano come puri esseri di luce.
Ogni cavaliere della luce aveva al fianco una spada. Una lama di luce che sfoderata fendeva le tenebre per aiutarli a liberare gli esseri umani dall’oscurità, dal limbo di tenebre che essi tessevano per se stessi… per aiutarli a uscire dalle loro pozze di dolore.
 
Un tempo essi erano numerosi.
Purtroppo però, tutti gli angeli della luce nascevano come tali ma non era detto che morissero così.
Essi avevano due nomi, uno dato da loro dai genitori, come deve essere, l’altro che gli scorreva dentro. L’altro era luce.
Quando un bambino, nato cavaliere della luce scopriva il suo nome, era perchè questo gli esplodeva fuori dal petto in un sussurro e li legava a se.
Ho detto che essi però non sempre morivano tali… perchè a volte non riuscivano ad essere abbastanza forti e il buio fagocitava anche loro e spegneva la fiamma che li alimentava.
 
Oggi, il mondo è ancora più vecchio e l’uomo è invecchiato e si è imbruttito.
La sua vita ora è più facile e la morte si allontana sempre più da lui.
Oggi i cavalieri della luce sono pochi, divisi. Dispersi.
Il buio ha avvinto così tanti cuori che essi non nascono quasi più o si spengono ancor prima di essere maturi.
Oggi quando un cavaliere della luce ne incontra un’altro non può trattenersi dall’abbracciarlo piangendo, perchè ai suoi occhi è giunta finalmente un’altra luce a spezzare la coltre di tenebra che ricopre qualsiasi cosa.
 
Conosco un cavaliere della luce, che mi ha rivelato queste cose.
La sua è una storia triste.
Aveva 14 anni quando il suo nome è scoppiato a dargli la vita, a donargli una nuova consapevolezza.
A donargli una forza straordinaria.
Non sa se esistano altri oggi come lei.
Sa però che uno credeva di averlo trovato e lo credeva così fortemente da ingannarsi.
Nella gioia che provava si celava il semplice inganno di chi desidera trovare un’altro simile a se.
Infatti dopo aver passato molto tempo col nuovo cavaliere, un giorno questo cambiò.
D’improvviso lei si accorse che qualcosa era sbagliato, che quella luce non era fine come l’aveva vista e che era fredda.
Non le scaldava più il cuore come un tempo.
Non riusciva a riconoscerla nel buio come quella che conosceva… forse si stava spegnendo!
Era terrorizzata dall’idea di restare di nuovo sola.
Di non avere più nessuno che la comprendesse, che capisse la sua pena nel vedere la nebbia calare su ogni cosa…
 
Vi fu poi un attimo di buio dal quale riemerse una luce, calda stavolta, ma molto piccola…
E allora lei capì che il cavaliere era morto e al suo posto rimaneva solo una triste lanterna.
 
Triste, triste come lei all’idea che le tenebre avessero vinto un’altra volta, sotto il suo naso senza che lei avesse le forze di dissiparla…
 
Allora cominciò a piangere.
E in cuor suo continuò a farlo perchè sentiva che il mondo era davvero un posto triste in cui stare.
Le tenebre alla fine si portarono via anche sua madre che era la sola consolazione del suo pianto.
Non aveva mai visto un essere umano così forte come lei.
Era più forte di qualsiasi cavaliere, era più forte della figlia che non riusciva a fare altro che piangere per il male nel mondo.
 
Poi una sera successe una cosa e finalmente il cavaliere della luce capì.
Era seduto su una panchina con un’essere umano che gli raccontava una piccola parte della sua storia…
Dapprima aveva provato orrore per il male provocato da una tale azione, ma mentre ascoltava capì.
Capì quanto sbagliasse a disperarsi per tutto quel dolore…
Ricordò di un altro cavaliere di cui aveva letto gli scritti e trovò la risposta in essi finalmente!
 
Gli esseri umani si creano quel dolore.
Se non lo volessero smetterebbero di fare male.
Sono le loro ILLUSIONI a creare tutto questo… i cavalieri della luce dovevano essere olo guardiani.
Solo presenze finalizzate a trasmettere quello che sapevano della vita in modo innato.
 
Smise subito di piangere mentre tornava a casa.
Iniziò a ridere di gusto perchè aveva capito.
Il mondo era così e così sarebbe sempre stato.
Gli umani in fondo volevano vivere come in una telenovela in costante tribolazione perchè il dolore anche se non lo avrebbero mai ammesso li faceva sentire vivi!
Rise.Rise. Rise ancora di più mentre tornava a casa, camminando verso il tramonto, mentre guardava crescere le aureole intorno ai lampioni e tornava ad acquattarsi nel buio.
Amava quel pianeta e quegli strani esseri che era chiamata a vegliare e li avrebbe sempre amati per quanto sembrava volessero giocare a tradire l’ammirazione che provava per loro.
 
Mantre tornava a quel luogo che chiamava casa,
si sorprese a sorridere mentre pensava che tutto questo era ironicamente fantastico
 e che non si sarebbe persa per niente al mondo la puntata finale.
 
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La chitarra, Garcìa Lorca

LA CHITARRA

Comincia il pianto
della chitarra.
Si rompono i calici
dell’alba.
Comincia il pianto
della chitarra.
E’ inutile
calmarla.
E’ impossibile
calmarla.
Piange monotona
come piange l’acqua,
come piange il vento
sulla nevicata.
E’ impossibile
calmarla.
Piange per cose
lontane.
Sabbia del Sud rovente
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio,
la sera senza domani,
e il primo uccello morto
sopra il ramo.
Oh chitarra!
Cuore trafitto
da cinque spade.

Federico Garcìa Lorca

Viola cobalto tra l’aurora e l’alba.

Il mio castello…
 
ma io non ho un castello,
ho il mio abituale antro tetro in cui stipo vampiri nei ripostigli e scheletri negli armadi…
il cantuccio della memoria
dove dimentico di sapere le cose,
dove dimentico che ci sono cose da sapere.
Ma poi le ricordo si,
le ricordo al limite,
su quella sottile linea che divide l’aurora dall’alba.
 
Te la ricordi?
quella linea che ha il colore del viola cobalto e si cristallizza in infiniti istanti di ghiaccio
che si scioglieranno col primo raggio di sole nel rombo della città.
 
Sono gli scritti notturni con cui mentiamo a noi stessi,
ma in cui nascondiamo le verità che dimentichiamo.
 
il mio antro è ben nascosto dal sole, ma prima o poi ci arriverà
quelle lacrime che tanto temi arriveranno inevitabilmente,
ma lasciami giocare ancora per un po’ con me stessa,
lasciami chiudere gli occhi la sera e guardare l’aurora boreale…
non c’è, ma che importa?
io la vedo,
per me è reale quanto la mia vita.
 
Poi lo so che non c’è,
ma finchè la posso immaginare lascia che esista in quel sogno.
non sentirti obbligato a svegliarmi perchè mi vuoi bene
e anticipare una soluzione che dietro al viola cobalto del pensiero potrebbe non arrivare mai.
 
Avevo un castello di cristallo tempo fa
un’intera città,
te lo ricordi di certo…
ma è crollato da tempo in sonori "CRACK!"
si è rotto già da un po’
si è rotto dentro la mia anima da tanto
o almeno io lo sento tanto.
Non si ricomporrà più,
annega nel mio silenzio ogni giorno,
ogni minuto
ogni istante.
 
Questo è un post senza senso,
come i drappi di seta rossì che creavano forme psichedeliche nello spazio..
 
ma come ho potuto rompermi un po’ per te,
e far volare la seta nella quarta dimensione,
posso rompermi stavolta sulle linee invisibili del dinamismo universale…
e posso invece non rompermi e scoprire che forse non sto sognando.
 
lo so che è improbabile,
ma è possibile.
 
se una persona riesce a navigare in un mondo parallelo solo pensandolo,
allora tutto può essere…
 
io non sono una sognatrice,
me ne manca l’abilità,
non sono come quel personaggio di lovecraft,
il viaggiatore onirico…
io mi perderei troppo facilmente.
sono una visionaria uomo della segale…
sono maestra di visioni.
Visioni come quelle che si vedono la sera sul riflesso di un palazzo che a tutti pare così brutto…
sono una maestra di trip senza droga,
di viaggi senza bisogno d biglietto d’andata…
 
è dolce che ti preoccupi per me.
molto dolce.
ti voglio bene anche per questo,
ti voglio bene perchè sei tu…
ma se e quando arriveranno quelle lacrime,
lo sai che sarò così io da non fartele neppure vedere,
da fartele solo intuire
per un istante.
 
e poi…
accontentati del fatto che io ora riesca ad essere abbastanza felice,
ho qualcosa.
invece che stare male senza avere niente
sono felice perchè ho qualcosa anche se sono solo stralci di cielo azzurro attraverso le fronde nere degli alberi
finche avrò quella luce non potrò piangere
non potrò piangere quel veleno denso e acido
che non si può cancellare.
 
Per questo non ti preoccupare uomo della segale…
stai tranquillo nel tuo campo a cercarla,
lasciami a condurre i drappi rossi,
lo sai che sono brava in questo,
e ci incontreremo alla fine della danza,
sulla linea viola cobalto che separa il sogno dalla visione
e uno dormendo e l’altra guardando
forse non avremo più bisogno di quelle parole profetiche che dicono "te l’avevo detto" senza dirlo
prima ancora che le cose accadano.
Forse staremo zitti e basta,
coi raggi del sole che finalmente prosciugano tutto
col giallo riflesso sulla seta
riflesso sulla segale
sorriendo per sempre in un posto senza nome e senza tempo.
che poi non esiste, eppure la sua porta viola cobalto è sempre lì, socchiusa.
 
"Quando le porte della percezione saranno sgombre l’uomo vedrà la realtà com’è veramente: infinita"
 
La vediamo quella porta eh?
ci abbiamo sbirciato dentro troppo a lungo
sarebbe stato meglio non sapere
non vedere.
infinito.
finito.
Viola cobalto tra l’aurora e l’alba.
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Tu e io, Cosa di più?

Tu Sei la Domanda e Io Sono la Risposta.
Tu Sei il Desiderio ed io il Compimento.
Tu Sei la Notte e io il Giorno.
Cos’altro? E’ abbastanza perfetto.
E’ perfettamente completo.
Tu e io,
Cosa di più?
Strano, come soffriamo nonostante questo.

 

D.H.Lawrence, Bei Hennef

Ombra, una sostituzione sentita

 

C’ea un post quì questa notte,
pieno di cose stupide che stamattina già non pensavo più.
Ho preferito cancellarlo e sostituirlo con questi versi,
in realtà nemmeno troppo belli^^"
ma che comunque sono di ieri sera,
e hannotutto il diritto di andare a sostituire qualcosa di così infimo
come era quello che avevo scritto…
non sono particolarmente luminosi,
ma almeno questi li sento davvero,
e non sono solo la rabbia insensata di un minuto…
 
   –  Ombra  –
 
Nebbia Nebbia
Nebbia
      nascondi il mio viso stasera
Nebbia Nebbia
Nebbia
      non far sentire il mio respiro stasera
Nebbia Nebbia
Nebbia
      non ci sono treni in partenza per me.
Nebbia Nebbia
Nebbia
      nera sul nero solo una porta
Nebbia…
      La porta
Nebbia…
      del limbo.
Nebbia Nebbia
Nebbia
      Nascondimi al mi rosso limbo,
Sangue,
      Rosso,
MIO…
      Voglio restare solo un ombra a spiare…
Spiare
      almeno a spiare…
Godere
      Della vista della vita
Briciole
      E sussurri, da coccolare e baciare…
Nebbia Nebbia
Nebbia
      Nascondimi dalla rossa lama del mio limbo.
Voglio restare in silenzio
      nascosta
A spiare
      Quegli occhi meravigliosi.
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Scoperta della donna, Ungaretti

SCOPERTA DELLA DONNA
 

Ora la donna mi apparve senza più veli, in un pudore naturale.
Da quel tempo i suoi gesti, liberi, sorgenti in una solennità
feconda, mi consacrano all’unica dolcezza reale.
In tale confidenza passo senza stanchezza.
In quest’ora può farsi notte, la chiarezza lunare avrà le ombre
più nude.

Giuseppe Ungarfetti,L’Allegria – Prime 

 

Solitudine, Ungaretti

SOLITUDINE
[Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917]
 
 
Ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo

Sprofondano
impaurite

 
Giuseppe Ungaretti, L’Allegria – Naufragi 
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Malinconia, Ungaretti

Malinconia  

[Quota Centoquarantuno il 10 luglio 1916]

 

 

Calante malinconia lungo il corpo avvinto

al suo destino

 

Calante notturno abbandono

di corpi a pien’anima presi

nel silenzio vasto

che gli occhi non guardano

ma un’apprensione

 

Abbandono dolce di corpi

pesanti d’amaro

labbra rapprese

in tornitura di labbra lontane

voluttà crudele di corpi estinti

in voglie inappagabili

 

Mondo

 

Attonimento

in una gita folle

di pupille amorose

 

In una gita che se ne va in fumo

col sonno

e se incontra la morte

è il dormire più vero

Giuseppe Ungaretti, L’Allegria – Il porto sepolto

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Tramonto, Ungaretti

 
  TRAMONTO
( Verza il 20 Maggio 1916 )
 
 
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore
 
Giuseppe Ungaretti, L’Allegria – Il porto sepolto

Forme Fitomorfe

 

               Morbosi pensieri

 si allacciano

 in psichedeliche

                                  forme

               fitomorfe

           tra le vibrazioni

                       del blu profondo

                             dell’

                                              organo

          della mia anima

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Pensieri

Si ripiega e rimbalza, gonfia e ritrae…
 
risacca di un mare di scheggie di vetro le lacrime che scorticano il cuore…
 
PENSIERI.

Sarebbe meglio che mettersi al pc.

Stare svegli sul tardi a volte è utile…
capisci un po’ di più cosa pensa la gente.
Cosa pensa di te.
Lo capisci un po’ da quello che dice… da come le sia fagile on cogliere il sarcasmo in quello che scrivi…
Ti accorgi un po’ di quanto se ne freghi se quello che dice è davvero cattivo…
Se ne frega se quello che dice ti può ferire…
 
Ma alla fine è notte, e tutti la notte sono un po’ più tristi/depressi/scazzati e non è pensabile prendersela sul serio no?
 
Però chissà… forse il fatto di essere stanchi scopre solo un po’ meglio quello che di solito è molto abilmente coperto…
 
Non so cosa pensare…
 
"…puoi sempre cancellarmi…stà diventando di moda…"
          "e non dire cose stupide…NON POTREI MAI cancellarti"
"il potere è diverwso dal volere"
          "ah beh… se la metti così potrebbero venire dei dubbi au quello che vuoi tu…"
"no. parlo di te"
          "no. perchè io non voglio"
 
Ma non c’era bisogno di avere questa discussione…
Non ce n’era bisogno perchè è più che evidente quello che penso.
Perchè dio volendo mi conosci abbastanza da sapere che se volessi cancellarti lo farei e basta…
Mi conosci abbastanza da sapere che ci tengo troppo alla tua amicizia per anzche solo pensare una cosa simile…
E poi, non è da dire che abbia mai fatto qualcosa che dimostri il contrario di quello che ti sto dicendo ora…
 
Dubbi…
 
E una bella dose di tristezza…
 
Un graffietto proprio li giù…
Ma tanto, ormai ci siamo abituati…farà compagnia a tutti gli altri.
Non riesco nemmeno a prendermela sul serio… ma sono riuscita benissimo a rimanerci male…
che stupida dono eh?
Che stupida sono a scivere queste cose eh?
Ma a che serve un diario se non ci si scrive?
 
Sarebbe meglio stare con gli occhi pigiati e la testa sotto le coperte la notte, se non si riesce a dormire…
Sarebbe meglio che mettersi al pc.
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Finta calma nell’occhio del ciclone (18-02-07)

Questo è un mio testo che avevo deciso di non pubblicare al momento in cui l’ho scritto…
è molto personale, pubblicarlo vuol dire cambiare totalmente la chiave di lettura di questo blog.
Beh, forse non totalmente, visto che questo spazio è per me un diario di viaggio…
Del viaggio delle mie esperienze, dei miei interessi e della mia vita…
Sembrerà stupido, ma lo pubblico perchè pur mettendo allo scoperto punti delicati della mia anima, 
credo mi possa portare ad uno stadio di sincerità più alto…
Forse è anche una sfida personale, un tentativo di trovare coraggio, perchè ora mi sento molto debole e fragile… e sinceramente, spaventata.
Si, ho paura, di tante cose in realtà, ma soprattutto di me…
 
Beh, sto divagando, quindi questo è il testo:
 
FINTA CALMA NELL’OCCHIO DEL CICLONE 
 
 
Ah!
Dissidio!
Che fare?
Parlare o tacere?
e a che pro parlare?
Che risolverei?
Passerebbe forse quest’uragano che mi opprime il pensiero?
No, resterebbe lì…
e allora avanti, tra questi giorni tormentati, tra queste considerazioni malate, tra queste frasi sconnesse… come i pavimenti del salone di un’antica villa…
Non ci sono più valzer da ballare ordinatamente… non ci sono più piroette di pieghe colorate…
 
Che devo fare mi domando?
Combatto per respirare…
Di notte sto sveglia a guardare il buio… e il buio mi guarda. Mi osserva. Non mi capisce.
Ma siamo da soli in due… eppure non ci facciamo compagnia.
 
Perchè questi pensieri… perchè questo bisogno di… perchè?
Perchè sempre desiderio irrefrenabile di qualcuno che non sarà mai "mio"?
Desiderio di chi poi?
 
Solo sogni di drappi di seta rossi che si ripiegano nello spazio… e solidi in continua espansione e mutazione… danze di luci dietro gli occhi chiusi.
Urli dietro a parole solo lette… non i miei, urli lontani scritti tra le righe, urli di chi non ha bisogno di urlare per farlo… non ha bisogno di urlare per urlare.
è questo scrivere bene secondo me.
Urlare in silenzio e far vibrare, rabbrividire o esaltare a quell’urlo…
 
Ma io quell’urlo, l’ho mai trasmesso?
No eh?
già…
 
 
 
 
L’anima è condannata,
incatenata da maglie taglienti
sanguina sangue d’odio,
gli occhi sbarrati
cercano il carnefice,
le labbra serrate
nell’ultimo orgoglio.
Solo il vento
urla e si strugge per lei.
 
 
 
 
è così che mi sento.
Dopo due anni mi sento ancora così…
Vuota, triste, abbandonata.
Cambi d’umore frequenti… passaggi da un estremo all’altro
e sempre più bisogno di scrivere la folle cavalcata dei miei pensieri…
sempre di più il bisogno di scrivere cose come queste, senza curarmi di quello che penserete leggendo.
 
Sto male perchè non mi capisco.
Non capisco quell oche provo e mi impedisco di capirlo per evitare di stare peggio… che assurdità
Sono assurda
Sempre più incoerente
Sempre meno me… sempre meno disposta a trattenermi per mantenere quella facciata che rassicura così tanto quelli che mi stanno attorno…
Devo poter esplodere.
Devo.
 
Goccie di solitudine invisibili… e i drappi di seta rossa… quelle lingue di tessuto che danzano assieme a luci nere…
Madrigali confusi di una canzone popolare acquistano ordini cosmici…
e mi manca l’odore della terra bagnata e dell’erba il mattino
ma poi non ha importanza lo spazio…
Quel prato profumato è quì, ovunque e in nessun luogo…
Devo solo pensarlo e ci sarà…
Eppure come piango mentre scrivo…
Come piango mentre mi rendo conto di non poter continuare così…
Come muoio sapendo che non risco ad uscire da questa scatola di cera.
 
E brucio a rileggere ciò che scrivo, mi sembra intollerabile che qualcuno lo possa leggere… intollerabile che ne venga frainteso il significato…
Ma non ha importanza… nulla ha importanza…
eppure ogni piccola cosa brilla nella sua infinita necessità di essere considerata.
Nel suo piccolo miracolo.
I rapporti con gli altri… mediati sempre dalla convenzione, dalla NORMALITà…
Cos’è la normalità…?
Non è forse normale per il bambino africano mangiare quando c’è cibo e se non c’è, semplicemente, non mangiare?
Non è normale per il visionario camminare a milano eppure passeggiare a testa in giù in paesi popolati di luci, di vuoto e di folletti?
Un tempo non stavo così…
Beh, forse si, ma erano piccoli attacchi quasi di isteria che consumavo nel buio della mia stanza…
A volte non sopportavo la luce…
Ma erano poche cose in confronto al malessere che mi sento dentro…
In confronto al continuo sentirmi quì e altrove e in nessun luogo… non sentirmi affatto…
sentirmi troppo…
 
silenzio
 
rumoroso silenzio
 
un vortice…
 
finta calma nell’occhio del ciclone.
 
(Domenica 18 Febbraio 2007)

Crolli strutturali

Tentativi di normalità.
Le onde si infrangono su castelli di sabbia.
Fragilità.
Sciami di luci sulle onde.
Silenzio.
 
Ricerca…
 
Io mai non t’ebbi e sol di te m’appago!
 
Non era proprio così.
Ronzano le parole.
Pungilioni velenosi tra le fibre del pnsiero.
 
Crolli strutturali.

Nobile Albatros

Nobile albatros,
vola sulle creste più alte…
non pensare a chi da quì deride la tua goffaggine a terra…
 
 
tu sei il re del cielo!!
 
 
 

Un bacio

 
Ho bisogno d’affetto…
ho bisogno di un bricciolo d’amore…
ho bisogno di un bacio sincero,
uno di quelli che abbia ancora valore…
 
 
Pubblicato in Poesia. 4 Commenti »
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