Nucleare

Ciao a tutti!

propongo questo sondaggio perchè voglio capire un po’ come la pensano i miei amici e, perchè no, tutti quelli che passano di quì per caso.

Siccome l’argomento è delicato voglio vedere l’opinione dell’opinione pubblica… se mi perdonate il gioco di parole :)

Aggiungo al sondaggio una sola cosa, a cui ho pensato dopo averlo fatto…

Per coloro che sono favorevoli: potreste scrivere nei commenti se siete favorevoli anche ad avere una centrale nucleare nella vostra provincia?

Grazie mille anticipatamente a tutti coloro vorranno partecipare al mio sondaggio :)

 

Cuore brucia

 

Carburante liquido
che presto esploderà
questo è ciò che provo
quando non c’è verità
nessun estintore al mondo
mai lo spegnerà
ed il conto alla rovescia
finalmente partirà
l’indifferenza è la via breve
alla felicità
e alto il prezzo da pagare
per la verità
se ci credi veramente
potrai unirti a noi
ma ricordati che noi
non siamo degli eroi
cuore brucia
e il fuoco non s placherà
finchè non avrà giustizia
fino a quanto brucerà
cuore brucia
a caccia della verità
un incubo perenne
da cui non si sveglierà

Quando le cose dovrebbero cadere e non cadono…

… un po’ come il governo berlusconi, che resiste per 3 voti.

Han votato pure le 3 signore incinte, una addirittura portata in ambulanza perchè la gravidanza non le consente di muoversi liberamente.

2 astenuti.

Non c’è nessuna speranza… cadono sempre le cose dovrebbero restar su e restan su quelle che dovrebbero venir giù…

cadono le balle degli studenti, le braccia ai ricercatori… le palpebre ai governanti -.-

la ministra

che poi ad alcuni sarebbe meglio che cadessero davvero… le palpebre o.O

(parte virtualmente una musichetta da film horror…)

Emergenza ambientale? consigli by Row

 

PROBLEMA AMBIENTALE?

ECCO I CONSIGLI DI ROW

 

 

Stamattina il City dedicava una pagina ai problemi ambientali.

   Presenta la riduzione dei ghiacciai cileni, infatti bel il 92% di essi risulta in diminuzione, il 7% in stabilità e solamente l’1% in aumento.

   C’è poi la questione dell’antartide che guadagna mezzo grado di temperatura smentendo così la convinzione che il continente si stesse raffreddando e mettendone a rischio i ghiacciai.

   Proseguiamo con i 236’000 morti ne 2008 per le catastrofi ambientali, in particolare 321 cataclismi, dato di tre volte superiore al periodo che va dal 2000 al 2007.

   Vi è inoltre meno nebbia in Europa. Questo sembra spiegare perché le temperature in Europa sono salite negli ultimi 30 anni. Meno nebbia significs più sole a contatto del suolo e quindi maggiore riscaldamento… no?

 

Conclude poi con l’informazione più sconvolgente… IL MONDO RESTERà SENZ’ACQUA!

 

Eh si, sembra che gli esseri umani abbiano consumato più della metà delle risosrse idriche planetarie. “Stiamo per fare i conti con una crisi per il venir meno dell’acqua gestita in modo sostenibile” dice lo studioso Peter Gleick.

Siamo abituati alla crisi del petrolio… ma la crisi dell’acqua? Stiamo finendo tutta l’acqua!

Gli uomini usano già il 50% dell’acqua rinnovabile eppure miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi idrici d ibase… c’è il rischio che per assicurarsela si arrivi a nuove guerre. Dopo le guerre per il petrolio avremo le guerre per l’acqua!

 

Con il vostro permesso passerei a qualche considerazione per sonale su queste sconvolgenti e preoccupanti notizie…

Iniziamo con il rallegrarci che il 7% almeno dei ghiacciai del Cile resistano stabili all’aumento di mezzo grado della temperatura globale e che addirittura ci sia l’1% di controtendenza!

Certo non è un dato incoraggiante ma almeno si differenzia da chi vuole già tutti i ghiaggiai sciolti! Un po’ di ottimismo!

Per la questione antartidea… beh, signori… tutto il mondo si riscalda, come potevate essere convinti che l’antartide si potesse raffreddare? Cioè… ci prendete in giro? Sono 10 anni che ci dite del riscaldamento globale e voi invece vi cullavate nell’illusione di un raffreddamento localizzato del pianeta? State scherzando vero?

Per i morti delle catasrtofi naturali invece mi domando se siano già comprese le vittime delle guerre per il cotrollo dei bacini petroliferi… non è forse una catastrofe ambientale la produzione esagerata di idrocarburi? E tutte le vittime della carenza di risorse idriche dei cosidetti paesi del terzo mondo? Sono comprese anche quelle? E le vittime di malattie causate dall’uso di acqua non potabile?

 

Io penso proprio di no…

 

Per la nebbia in Europa… beh signori, io abito a Milano e vi posso dire che quseto è l’anno più nebbioso degli ultimi 5 anni… mai vista così tanta nebbia nell’interland! Siete contenti? Ha perfino nevicato abbondantemente quest’anno! Altro che clima monsonico in Italia!

 

Ovviamente le mie considerazioni sono un po’ provocatorie… se no perché scriverei?

Vi prego nonostante questo di prestarmi ancora qualche minuto di attenzione e proseguire nella lettura perché vorrei dare qualche consiglio agli utenti di questo blog… (sempre che ve ne siano ancora)

 

Tutti questi problemi sono causati dal riscaldamento globale, che a sua volta è causato da una produzione esagerata di idrocarburi… l’acqua non è che finisca come può finire la carne nel frigo… l’acqua ha un suo ciclo, non se ne scappa via per la galassia! diventa liquida, evapora sale in alto nell’atmosfera, trova una corrente di aria fredda, condensa e viene giù sul terreno come pioggia,torando ghiaccio o fiume o lago o pozzo. La velocità di fuga dell’ossigeno è abbastanza elevata e consente a tutti i nostri bellissimi atomi ossigenati di restare nell’atmofera a combinarsi con l’idrogeno e a dissetarci… il problema è che se fa molto caldo, l’acqua evapora e sale, ma non incontrando correnti fredde se ne resta su!!!!

 

Se volete essere solidali con il nostro pianeta potreste provare ( e DOVRESTE!) ad abbattere la vostra produzione procapite di schifezze vaporiformi…

Alcuni consigli per l’uso:

 

  1.    Spegnete la luce se non siete in quella stanza.
  2.    Chiudete l’acqua se non la state usando davvero… e non vale il”tanto tra due minuti mi devo lavare”, ogni minuto di rubinetto aperto equivale allo spreco di 3 litri di acqua riscaldata con metano! (e auindi con produzione di idrocarburi!)
  3.    Se non volete sprecare acqua lavatevi in fretta! Santo cielo non vi serve stare 50 minuti sotto la doccia per pulirvi… usate il sapone! (e usatene solo quanto ne serve… inquina anche quello!)
  4.    Fate la lavatrice a pieno carico e non mettete 3 volte il detersivo indicato sulla scatola… il bucato è pulito anche a 60 gradi… non impostate i 90!!!!
  5.    Se avete un’attività commerciale non lasciate le luci degli uffici e delle insegne accese tutta la notte, tanto dopo l’una nessuno viene a vedere come vi chiamate, ve lo garantisco! Al massimo girano giovani che vogliono andare a bere fuori o a ballare… o le prostitute e gli spacciatori… credete gli interessi sapere che voi siete la Pincopallino s.r.l. ? risparmiate anche sulla blletta se le spegnete!
  6.    Usate lampadine a risparmio energetico! Illuminano di più consumano meno della metà delle loro cugine a incandescenza. Inoltre molto spesso hanno una luce più bianca il che garantisce una percezione migliore dei colori da parte dell’occhio umano.
  7.    Installate pannelli fotovoltaici! Lo o che  a prenderli vi costa un po’, ma se li mettiamo tutti… poi costerà pochissimo! E poi se spegnete le luci dell’insegna e degli uffici di notte e di giorno vendete elettricità alla rete risparmiate tantissimo!!!
  8.    Chiudete il frigo se non vi serve!!!!
  9. Per il riscaldamento della casa o dell’acqua sanitaria usate pannelli solari termici! Dai che siamo anche in recessione… fate girare l’economia!!! Vanno bene anche scambiatori di calore o pompe di calore geotermiche.
  10.    Gli schermi LCD consumano meno di quelli catodici… ma se avete uno schermo catodico vi conviene usare uno sfondo nero, fanno risparmiare dai 7 agli 11 W. Ma anche se avete un LCD e usate lo sfondo nero risparmiate tra gli 0 e i 4 W. (a questo proposito consiglio come motore di ricerca http://black-google.blogspot.com/)
  11.    Se ptete evitare l’uso della macchina, fatelo! Dicono tutti che gli italiani tendono all’besità! Beh, se dovete fare 15 minuti di strada a piedi, non prendete la macchina! Risparmierete, dimagrirete e aiuterete l’ambiente! Non è meraviglioso? È consigliato soprattutto per le signore prima della prova costume…
  12.    Usate i mezzi pubblici! Usateli! Capito? Un pulman è inutile se trasporta solo 5 persone… ma se ne trasporta 100 (come è progettato per fare) fa risparmiare le emissioni nocive di almeno 50 auto! (che poi lo sappiamo tutti che ci sono circa 2 auto a famiglia in Italia… quindi consente di risparmiare ancora di più!)
  13.    Ricordate sempre che le spie degli elettrodomestici (tv, caldobagno, fornini elettrici, piastre elettriche, phon…) consumano elettricità! Spegnetele sempre! In realtà anche l’orologio del microonde consuma energia inutilmente se avete già un altro orologio in cucina… che ne dite?    Staccate la spina se non lo dovete usare? Fate un favore alla vostra bolletta…
  14.    Anche il pc consuma! Non lasciatelo acceso inutilmente tutta la notte!
  15.    Isolate bene le vostre abitazioni in modo da doverle riscaldare meno, l’edilizia produce un terzo degli idrocarburi  mondiali!
  16. A proposito di riscaldamento… non vi serve avere 25 gradi in casa… se avete il riscaldamento autonomo (ma anche se lo avete centralizzato!) fate in modo da averne 20, anche perché la normativa in materia prevede massimo 20 gradi con una tolleranza di 2 nelle abitazione… non vorete mica violare la legge… no?
  17.    Cambiate i vostri serramenti con finestre a taglio termico a doppio o triplo vetro! Oggi ne esistono di molto performanti! Le più grandi dispersioni di calore della vostra casa se ne vanno dalle finestre. Affidatevi sempre e solo a marche garantite mi raccomando e fatevi consigliare prima da più venditori per avere una comparazione della tenuta garantita da ogni serramento. Di solito le aziende tedesche producono infissi ottimi ma ci sono anche molti marchi italiani!
  18.     Cercate di ridurre al minimo la vostra produzione di rifiuti… il loro smaltimento inquina! Inoltre non è bello essere famosi per le mozzarelle alla diossina vi pare? Cercate inoltre di smaltire in modo corretto! Riciclate semrpe quando non potete… e se non potete, chiedetevi perché! Ricordate che sono poche le cose non riciclabili! Portate in discarica i vostri rifiuti speciali o chiamate l’amsa, c’è un numero verde a cui rivolgersi e gratuitaente si portano via i vostri ingombranti. Non è meraviglioso? (ricordate che componenti elettroniche smaltite correttamente in discarica consentono un successivo recupero di componenti metalliche come ad esempio il silicio)

 

Ultimo consiglio… se vedete una sigaretta accesa per terra, spegnetela con la suola delle vostre scarpe! Vi diranno che porta male ma non credetegli! Non può che portare bene, il fumo produce idrocarburi e fa venire il cancro. Le medicine per curare i tumori, come la chemioterapia, costa a seduta per persona sui 500 – 800 euro, li pagate in tasse oltre che in vite umane, perché un malato di tumore rischia la vita, spesso per il fumo o per i rifiuti radiattivi o per la negligenza altrui. Produrre le medicine per loro costa molto in ermini energetici e anche il loro trasporto costa molto… e la loro malattia costa molto in termini di vite umane, questa è la cosa più grave di tutte.

Ma è un tema che leggerete in un mio prossimo “articolo” su questo blog.

 

 

   Vi lascio con una sola raccomandazione… nn crediate a quelli che vi dicono che sono le “emissioni gassose” delle mucche a produrre il buco dell’ozzono… le mucche esistono da centinaia di anni, il buco nell’ozzono solo da qualche decina… vorrà dire qualcosa questo, no?

   Non credete nemmeno a chi vi dice che l’ecopas ha diminuito l’inquinamento in centro a milano e quindi funziona… perché l’inquinamento nel centro è diminuito solo perché tutte le macchine fanno strade alternative in periferia! Il bilancio delle emissioni di polveri sottili in zona milano è sempre uguale, però adesso chi si può permettere una casa in centro si potrà permettere anche un aria un filo più pulita di noi poveri e snobbati abitanti della barona che ci affacciamo sulla tangenziale!

   Fregatevene di quelli che dicono “tanto i paesi in via di sviluppo producono il triplo delle nostre emissioni tossiche” perché signori… NOI LE ABBIAMO PRODOTTE FINO ADESSO!

Siamo stati i primi a produrle e ora tocca a noi per primi smettere di immetterle nell’ambiente!

BASTA SCARICARE LE RESPONSABILITà! NOI LE ABBIAMO INVENTATE E NOI DOBBIAMO SMETTERE DI USARLE! Gli altri sviluppandosi ci seguiranno.

 

 

 

Con questo cari lettori vi saluto!

Spero troverete utili i miei consigli.

 

Impegnatevi in difesa dell’ambiente!

Per voi e per i vostri figli, aiutiamoci l’un l’altro per un mondo più pulito!

 

 

 

Con l’affetto di sempre

Row

 

 

 

PS: l’Italia dopo aver firmato il protocollo di Kyoto, che tabiliva di diminuire del 5% le emissioni rispetto a quelle registrate nel 1990 entro il 2012, varò una legge che per la medesima scadenza prevedeva una riduzione del  6,5%… volendo dimostrarci più virtuosi dei nostri vicini, siamo riusciti ad ogni ad aumentarle del 13% anziché ridurle!

Impegnatevi Italiani! Cerchiamo di salvarci dalle sanzioni europee

 

Cavallini della Giara

I
Cavallini della Giara

(citato da: Sa Jaa Manna soc. coop. arl)


ORIGINI

Di origini incerte e misteriose, il cavallino non sembra essere
una specie autoctona della
Sardegna, non sono stati ritrovati, infatti,
reperti fossili del periodo antecedente il tardo nuragico, Bronzo
Recente. Importati dai fenici o provenienti dall’arcipelago greco
portato da navigatori, i cavallini della Giara sono oggi
gli unici sopravvissuti di numerosi branchi
che fino al tardo medioevo vivevano allo
stato brado, nell’isola.

Nel
vasto e poco antropizzato altopiano dai contorni netti e scoscesi
i cavallini hanno trovato l’habitat ideale che li ha portati alle
caratteristiche morfologiche e comportamentali attuali e
a recuperare, almeno parzialmente, il genotipo del cavallo selvatico.

CARATTERISTICHE
E DIMENSIONI

I
cavallini della Giara sono oggi presenti sull’altopiano in 500
esemplari
circa.
Il numero rappresenta, orientativamente, la capacità portante ottimale
del territorio, in quanto bisogna tener conto dei numerosi altri
erbivori, quali bovini e caprini che con i cavallini si contendono
il pascolo disponibile.


Di carattere nevrile e indomito pur se
apparentemente
tranquillo, il cavallino della Giara,
sprigiona una forza e una resistenza insospettabili ogni qualvolta
l’uomo minaccia
di privarlo della sua libertà. La cattura anche se per curarlo, per
marchiarlo,
per domarlo o per qualunque altro motivo, storicamente non è mai stato
un compito
agevole e gli inseguimenti dei cavallini nelle pietraie della Giara
da parte di esperti
cavalieri si sono spesso conclusi con un nulla di fatto.
Le dimensioni sono ridotte rispetto a quelle dei cavalli tradizionali,
anche se le sue proporzioni aggraziate non sono quelle di un pony
piccolo e tozzo. L’altezza media è di
1,20
m circa al garrese,corrispondente alla verticale arti anteriori-spalla,
mediamente di
30-40 cm inferiore a quella degli altri cavalli "normali". La criniera
e la coda sono folte
e lunghe, il mantello può essere baio, morello o sauro, anche
se questi ultimi rappresentano solamente circa l’8% degli esemplari
oggi presenti nei 4.300 ha dell’altopiano.
La testa è grande e i due occhioni "a mandorla" danno al cavallino
della Giara una espressione velatamente malinconica.

COMPORTAMENTO:

Vivono in piccoli gruppi familiari stabili
costituiti da un maschio dominate e da
una a sette-otto femmine con relativi puledri,
anche se non è raro trovare gruppi di maschi "scapoli".
Ogni gruppo occupa un territorio ben definito
anche se talvolta il territorio di gruppi
confinanti può sovrapporsi.
Non sono ammesse situazioni di promiscuità,
ogni capobranco è fortemente geloso
del suo harem ed è pronto a difenderlo
a suon di calci e morsi nei confronti di
eventuali altri maschi intrusi.

Molto
più diplomatico è invece il comportamento del capobranco
se l’intrusione avviene
ad opera di una cavalla in età fertile, che accetta di buon
grado. Anche i figli maschi vengono scacciati dal gruppo non appena,
raggiunta l’età fertile, cominciano a manifestare strane pretese.

La dolce vita da sceicco, per lo stallone capobranco, durerà fino
ai 15-20 anni di età
quando, ormai anziano, verrà a sua volta soppiantato da un altro
giovane maschio e
andrà a trascorrere gli ultimi anni della sue vita in un altro territorio
in compagnia
di altri "scapoli".

TUTELA E RISPETTO
:
Per la tutela della razza dal 1996 la XXV Comunità Montana
della Giara diede avvio
alla fase di acquisizione di parte dei cavallini della Giara, che
fino ad allora erano tutti
di proprietà di privati. Furono acquistati 121 capi tra maschi
e femmine adulti e puledri
che oggi, a distanza di 4 anni, si sono riprodotti giungendo ad
un numero approssimativo
di 200 esemplari che rappresentano circa il 40% della popolazione
equina della Giara.
Le intenzioni dell’Ente Comunitario, peraltro pienamente condivise
e auspicate
dai proprietari, erano quella di arrivare all’acquisizione completa
dei cavallini presenti
sull’altopiano. Purtroppo non è andata così, ci si è fermati a quella
prima fase ed oggi
assistiamo ancora ad una convivenza, innaturale e pericolosamente
prolungata, nella
proprietà e dunque nella gestione di una popolazione equina unica
e universalmente
riconosciuta di eccezionale valore naturalistico. La causa,
probabilmente, è da
ricondurre alla estrema facilità e velocità con cui cambiano gli
amministratori,
le maggioranze e le strategie in seno ad una Comunità Montana che,
con molto
coraggio, aveva intrapreso una strada irta di difficoltà ma che
mirava alla crescita
di un’area ricca di emergenze naturalistiche e culturali anche se
povera di effettive
occasioni di sviluppo. Una soluzione di parte dei problemi
sarebbe il riconoscimento da parte della Regione Sardegna, attraverso
i suoi organi
competenti, dello status di "specie particolarmente protetta"
per il cavallino della Giara
(come avviene per il muflone,

cervo sardo etc.) con conseguente coinvolgimento del
Corpo Forestale Regionale nell’azione di tutela e salvaguardia.
Altro passo,
probabilmente decisivo, potrebbe essere la creazione di un Ente
sovracomunale
(Ente Parco come succede in tutte le parti del mondo dove si vuole
tutelare e
valorizzare un area?) amministrato da tecnici e rappresentanti delle
realtà locali e
svincolato dagli umori instabili di amministratori troppo spesso
"distratti" nei
confronti della Giara e delle sue problematiche.

La pila che si ricarica senza fili

 

E LA NUOVA GENERAZIONE DI PERSONAL-ROBOT «comunicheranno» con noi

La pila che si ricarica senza fili

Sarà possibile grazie a una tecnica messa a punto dall’Mit e sviluppata insieme a Intel

Immaginate di camminare in un aeroporto o in un ufficio con il vostro computer portatile in tasca, mentre la batteria si ricarica anziché consumarsi. Fantascienza? Cambiereste idea se aveste visto darne una dimostrazione pratica Justin Rattner, Chief Technology Officer di Intel, durante l’Intel Developer Forum di San Francisco. Rattner, nel corso della convention della multinazionale di Santa Clara, ha alimentanto infatti a distanza una lampadina senza cavi elettrici, sfruttando un principio fisico che ricorda quello dei comuni trasformatori, sviluppato dagli scienziati del MIT e chiamato WREL (Wireless Resonant Energy Link). La strada, ha precisato Rattner- è ancora lunga ma presto arriveremo a una soluzione per tagliare il cosiddetto «ultimo cavo» dei dispositivi mobili.

«SINGULARITY IS NEAR»- Ma non si tratta solo di questo. Il chief technology officer si è detto convinto che, più in generale, molto presto uomo e macchina saranno parificati dalla tecnologia grazie allo sviluppo sempre maggiore dell’interfaccia umo-macchina, come sostiene da tempo Ray Kurzweil, autore del celebre libro «The singularity is near». Energia senza fili, robotica, capacità dei computer di «ragionare» o di modificare il proprio aspetto saranno i punti chiave su cui Intel scommeterà in questa prospettiva.

La dimostrazione di funzionamento della tecnologia Wrel: una lampadina viene accesa a distanza senza utilizzare conduttori elettrici

MATERIA PROGRAMMABILE – Perchè dovrebbero servire computer costruiti con tecnologia che consenta loro di cambiare la propria forma? Perchè, per fare un esempio, la tastiera potrebbe adattarsi allo scopo per cui viene utilizzata. Un dispositivo mobile potrebbe essere molto piccolo quando sta in una tasca, ma potrebbe cambiare il proprio aspetto se utilizzato come telefono o come riproduttore musicale. Possibile in futuro – si pensa- grazie a una tecnologia basata su milioni di micro-robot ribattezzati «catoms» utilizzati per creare materiale in grado di cambiare il proprio aspetto.

ROBOTICA AVANZATA – Anche i robot, ovviamente, cambieranno. L’evoluzione dei personal-robot comprenderà la capacità di interagire con l’ambiente che li circonda, riconoscendo persone, oggetti e, attraverso una sofisticata tecnologia, le intenzioni di chi li utilizza. Rattner ha illustrato come alcuni prototipi di automi siano già in grado di «sentire» gli oggetti ancora prima di toccarli o – grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate per la pianificazione dei movimenti – in grado di reagire a comandi generici in linguaggio naturale. Basterà gridargli «Please, clean this mess!» e il robot rimetterà a posto la cameretta della bambina.

g.a.
22 agosto 2008

Clonazione da cellule liofilizzate

 

Clonazione da cellule liofilizzate

Prelevate da pecore, ridotte in polvere e poi utilizzate per creare embrioni. speranza per animali in estinzione

Alcune fotografie dell’esperimentio pubblicate da lla rivista Plos One

ROMA - Elefanti, tigri e panda potrebbero vivere ancora a lungo su questo pianeta grazie a una nuova tecnica di conservazione delle cellule animali: un gruppo di scienziati internazionale (fra cui alcuni dell’universitá di Teramo) è infatti riuscito a ridurre cellule somatiche di pecora in forma liofilizzata, a conservarle per lungo tempo e a farle «rivivere» fino a renderle in grado di formare embrioni. La capacitá naturale degli organismi semplici di sopravvivere in uno stato disidratato – riporta la rivista Plos On – è da molto tempo allo studio dei ricercatori e la liofilizzazione è il metodo principale utilizzato per la conservazione a lungo termine di batteri e cellule del lievito. Più recentemente, si è tentato di applicare questo meccanismo alle cellule del sangue, ma il team internazionale di scienziati è riuscito a ridurre in polvere cellule somatiche di una pecora, mantenendole in laboratorio a temperatura ambiente da tre a cinque anni. Successivamente, sono state reidratate e trasferite in un ovocita ovino privo di nucleo, dove sono "resuscitate" e hanno iniziato a dividersi formando embrioni normali. Si tratta di risultati che, benchè ci sia la necessitá di molti approfondimenti in futuro – sottolineano gli autori dell’esperimento di clonazione – dimostrano come sistemi alternativi di conservazione a lungo termine delle linee cellulari siano ora possibili e aprono opportunitá enormi per preservare specie animali in via di estinzione: in futuro si potranno infatti creare banche genetiche ad hoc da utilizzare per ripopolarle.

ENORMI IMPLICAZIONI - «Una scoperta «fantastica, un grande successo: erano anni che si era alla ricerca di valide alternative alla metodica della crioconservazione delle cellule e ora ne possediamo una semplice, poco costosa e dalle future enormi applicazioni. Dalla veterinaria alla biomedicina, fino alla zoologia». È entusiasta Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs policlinico San Matteo di Pavia, commentando lo studio firmato anche da ricercatori italiani. «In passato avevamo effettuato alcuni studi del genere – racconta l’esperto all’agenzia Adnkronos Salute – ma finora solo su spermatozoi, che per la loro struttura genetica compatta sono notoriamente più facili da lavorare. Ora però essere riusciti a ridurre in forma liofilizzata questo tipo di cellule è davvero un grande avanzamento scientifico, soprattutto ai fini della clonazione. Si sente parlare ogni giorno di scoperte che appaiono importanti, ma posso dire che questa lo è veramente. E si tratta di un metodo che potrá essere utilissimo in moltissimi altri campi, come quello dell’archeologia: basti pensare a materiale museale come i resti dei mammuth, che in tal modo si potrebbero conservare e studiare con comoditá»..

CON LIOFILIZZAZIONE PIÙ VICINE BIOBANCHE ANIMALI – «La liofilizzazione è una una nuova tecnica di conservazione delle cellule animali molto interessante», conferma Cesare Galli, il «padre» el toro Galileo, della cavalla Prometea e di tanti altri animali «fotocopia», nonchè direttore del Laboratorio di tecnologie della riproduzione (Ltr) di Cremona, commentando lo studio firmato da Pasqualino Loi dell’Universitá di Teramo e da un gruppo di colleghi internazionali. Uno studio «interessante -aggiunge- anche se per il momento non sono ancora nati dei piccoli in questo modo. La tecnica – dice lo studioso – facilita la realizzazione di biobanche per tutelare le specie in pericolo. Al momento, infatti, le cellule si conservano in azoto liquido, un procedimento dai costi notevoli». Insomma, la clonazione attraverso cellule liofilizzate potrebbe rappresentare la salvezza per alcune specie animali. I ricercatori internazionali sono infatti riusciti a ridurre cellule somatiche di pecora in forma liofilizzata, a conservarle a temperatura ambiente per lungo tempo e a farle poi ‘riviverè, utilizzandole per formare degli embrioni. «Poter disidratare queste cellule -prosegue Galli- permette di conservarle più facilmente e poi riutilizzarle, anche in Paesi come l’Africa e il Sud-est asiatico, dove lo stoccaggio in altro modo sarebbe complesso». Insomma si tratta di un passo avanti, anche se ancora occorre dimostrate che in questo modo «si può effettivamente arrivare alla nascita di un animale vivo», conclude Galli, che meno di sei mesi fa ha festeggiato la nascita del piccolo Pegaso, il figlio di Prometea, la prima cavalla ‘fotocopia.

29 agosto 2008

2 Agosto

 

   Il 2 Aosto 1934 Htler assume la carica di capo dello stato
 
Quando Hidenburg morì, il 2 agosto 1934 Hitler, che, che in quanto già capo del governo (Cancelliere del Reich), non poteva diventare anche Presidente del Reich (capo di stato), creò per se una nuova carica, quella del Fuhrer, che in pratica gli consentì di avere i poteri del capo di stato. Egli era Führer und Reichskanzler (Guida e Cancelliere del Reich). Dal 1934 sino alla sua morte in Germania non ci sarà nessun Presidente del Reich.
 
    Il 2 Agosto 1980 alle 10.25 esplode una bomba alla stazione di Bologna causando 85 morti; riconducibilr alla strategia della tensione
 
La strage di Bologna è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra, verificatosi sabato 2 agosto 1980. Alle 10.25, nella sala d’aspetto di 2° Classe della Stazione di Bologna Centrale, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplode uccidendo ottantacinque persone e ferendone oltre duecento. Per Bologna e per l’Itala è stata una drammatica presa di coscienza della recrudescenza del terrorismo.
 
    Il 2 agosto 1990 l’Iran invade il Kuwait, l che porterà alla guerra del golfo
 
La guerra del Golfo, detta anche prima guerra del Golfo in relazione alla cosiddetta seconda guerra del Golfo, è il conflitto che oppose l’Iraq ad una coalizione composta da 35 stati formatasi sotto l’egida dell’ONU e guidata dagli Stati Uniti, che si proponeva di restaurare la sovranità del piccolo emirato del Kuwait, dopo che questo era stato invaso dall’Iraq. Il 2 agosto del 1990 il ra‘īs (presidente) iracheno Saddam Hussein invase il vicino Stato del Kuwait in nome di un’antica ma infondata pretesa di Baghdad di recuperare un territorio che sarebbe stato iracheno, malgrado prima della nascita dell’Iraq sia l’Iraq sia il Kuwait fossero stati parte non perfettamente distinguibili amministrativamente dei più vasti domini del Sultanato ottomano e che, comunque, l’Iraq avesse riconosciuto l’indipendenza del piccolo Emirato del golfo Persico allorché questi chiese ed ottenne di essere ammesso nella Lega araba. L’invasione provocò delle immediate sanzioni da parte dell’ONU che lanciò un ultimatum, imponendo il ritiro delle truppe irachene, la richiesta non conseguì risultati e il 17 gennaio 1991 iniziò la guerra nel Golfo, le operazioni di aria e di terra furono chiamate, dalle forze armate statunitensi, Operation Desert Storm motivo per cui spesso ci si riferisce alla guerra usando la locuzione "Tempesta nel deserto".
 

Aro Tirano

E’ pronto a sbocciare in Belgio il fiore che puzza di cadavere
 
    
 

 
Sboccerà il 15 agosto nel giardino botanico nazionale di Meise, in Belgio, un esemplare di aro tirano, uno dei fiori più grandi del mondo, noto anche com "pianta dei cadaveri" per il suo odore di carne morta, formaggio andato a male e pesce marcio. Il fiore, scoperto nell’isola di Sumatra, può raggiungere il metro e mezzo di altezza e vive solo tre giorni
 

Ecopas!

Stanno arrivando con tre mesi di ritard odalla contravvenzione tutte le multe che mio padre a preso con l’ecopas…
sapete un po’?
Le a prese tutte sullo stesso tragitto che è appunto quello che faceva per andare da mia madre in ospedale e guarda caso non ha mai trovato il "CARTELLO DI INGRESSO IN AREA ECOPAS"…
che strano vero?
sapete che sono 81 euro a multa?
In pratica il comune si riprende tutta la parte di pensione reversibile di mia madre che ci dà… ma quanto sono carini quegli stronzi…
 
Anzi, quella zoccola della moratti!
 
Prima imputtana la scuola, poi imputtana milano!
Ma grazie cara signora, lei favorisce l’estinzione del debito pubblico… e anche l’estinzione della mia pazienza!
Verrà il giorno che per caso la incontrerò per strada… oh sì, cara signora Moratti, e sa cosa le farò?
Verrò a dirle "grazie!"
"per cosa?"
"per aver reso la mia famiglia più povera, per averci fatto mangiare alle mense sociali e per aver fatto di milano la città dei grattacieli cagosi"
 
Detto questo esprimo il mio odio verso questo ecopas che non fa altro che far sentire ancora più emarginate le fasce povere che vivono nelle periferie milanesi… GRAZIE MORATTI! DEA DELLA MERDA MILANESE!
 
ok, ho finito, ma non per questo sono meno incazzata.
 
Con odio,
   Row

Positrone

Positrone

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foto di elettrone (sopra) e positrone (sotto) che "rimbalzano" su una barra di piombo.

 

Il positrone (detto anche antielettrone) è l’equivalente di antimateria dell’elettrone. Ha carica elettrica pari a +1, e spin di 1/2, e la stessa massa dell’elettrone. Quando un positrone si annichila con un elettrone, la loro massa viene convertita in energia, sotto forma di due fotoni ad altissima energia nella banda dei raggi gamma.

Produzione di positroni

Un positrone può essere generato dal decadimento radioattivo con emissione di positroni, o dall’interazione con la materia di fotoni con energia superiore a 1,022 MeV. Questo processo viene chiamato produzione di coppie, in quanto genera sia un positrone che un elettrone, dall’energia del fotone. Il positrone ha la carica elettrica di un protone ma massa pari a quella dell’elettrone, cosa che rende l’atomo di positronio 2mila volte più leggero rispetto all’atomo di idrogeno.

Storia

I positroni furono scoperti nei raggi cosmici da Carl D. Anderson nel 1932. Furono Patrick Blackett e Giuseppe Occhialini a completare la scoperta l’anno successivo, confermando la previsione teorica dell’esistenza di un’antiparticella dell’elettrone, formulata da Paul Dirac.

 

Annichilazione elettrone-positrone

 

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Il processo di annichilazione elettrone-positrone è una reazione che avviene quando un elettrone incontra un positrone (l’antiparticella dell’elettrone, ovvero una particella di antimateria): il susseguente processo di collisione innesca la produzione di 2 fotoni di annichilazione e, più raramente, di 3 fotoni o di altre particelle.

Questo processo deve seguire alcune leggi di conservazione, tra le quali:

La conservazione della carica elettrica: la carica totale finale e iniziale è uguale a zero.

La conservazione della quantità di moto e dell’energia totale: ciò proibisce la creazione di un singolo fotone di annichilazione.

La conservazione del momento angolare.

È da notare come l’elettrone e il positrone possano interagire tra loro senza annichilazione, generalmente attraverso un processo di scattering elastico.

Annichilazione alle Basse Energie

Il naturale processo di annichilazione elettrone-positrone come risultato di un decadimento beta+

A basse energie i risultati dell’annichilazione non hanno un’ampia varietà di casi; il più comune prevede la creazione di due o più fotoni di annichilazione; la conservazione dell’energia e della quantità di moto proibisce la creazione di un solo fotone. Nel caso più comune, vengono creati due fotoni aventi ciascuno un’energia pari all’energia a riposo dell’elettrone o del positrone (511 keV). Siccome il sistema possiede inizialmente una quantità di moto totale pari a zero, i raggi gamma vengono emessi in direzioni opposte. È comune anche la creazione di tre fotoni, a condizione che conservino la simmetria C[1].

È possibile la creazione di un qualsiasi numero di fotoni, ma la probabilità di ciascun fotone supplementare di essere generato dall’annichilazione è molto bassa a causa della maggiore complessità (e quindi minore probabilità di avvenire) dei processi coinvolti.

Anche una o più coppie neutrino-antineutrino possono essere prodotte dall’annichilazione, anche se con probabilità molto remote. A dire il vero, in teoria potrebbe essere prodotta qualsiasi coppia di particella-antiparticella, purché condivida almeno un’interazione fondamentale con l’elettrone e ciò non sia proibito da qualche legge di conservazione. Comunque sia, non è stata finora osservata nessun’altra particella prodotta dall’annichilazione elettone-positrone.

Annichilazione alle Alte Energie

Se l’elettrone e/o il positrone hanno elevata energia cinetica, possono essere prodotte diverse particelle massive (per esempio mesoni), purché l’energia delle due particelle sia sufficiente per trasformarsi nella corrispondente energia a riposo delle particelle prodotte. È ancora possibile ovviamente la produzione di fotoni, anche se questi emergeranno dall’annichilazione aventi energie molto elevate.

A energie vicine o superiori alla massa delle particelle trasportatrici dell’interazione debole, i bosoni W e Z, l’intensità di questa interazione diventa comparabile con la forza elettromagnetica[1]. Ciò significa che diviene più comune la produzione di particelle come il neutrino, debolmente interagenti.

Le particelle più massive prodotte dall’annichilazione elettrone-positrone negli acceleratori di particelle sono la coppia Bosone W+ e Bosone W-, la singola particella più massiva è il Bosone Z.

Uno degli obiettivi dell’ International Linear Collider è la produzione del bosone di Higgs a partire proprio dall’annichilazione elettrone-positrone.

Usi pratici

Questo processo è particolarmente legato all’uso della PET in campo medico.

 

Morto a 102 anni Albert Hofmann scoprì Lsd e ne descrisse gli effetti

 

Il 16 aprile del ’43 individuò la droga simbolo degli hippy e della Beat generation fece su di sè molti test ed ebbe alcune overdose senza riportare danni al cervello

Morto a 102 anni Albert Hofmann scoprì Lsd e ne descrisse gli effetti

Nel 2006, per il suo centesimo compleanno, ne condannò la distribuzione ma sottolineò "è speciale, agisce sulla coscienza che ci distingue dagli animali"
 
ZURIGO – E’ morto all’età di 102 il chimico svizzero Albert Hofmann. Nel 1943 scoprì l’Lsd, ‘la droga magica’ che tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta ebbe una influenza fondamentale nella cultura della Beat generation. Hofmann iniziò la sperimentazione su se stesso e descrisse le prime esperienze scientifiche psichedeliche della storia. Durante gli esperimenti incorse in varie e pericolose overdose, dalle quali uscì indenne e senza alcun danno alla sua materia grigia, tanto da arrivare lucido all’età di 102 anni.

Lo scienziato, nato l’11 gennaio 1906 a Baden, è morto ieri nella sua casa di Basilea, secondo quanto riporta oggi il sito californiano del Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, a pochi giorni di distanza dalla scoperta che lo rese famoso. Il 16 aprile del 1943, un venerdì pomeriggio, mentre lavorava nei laboratori del gruppo farmaceutico svizzero Sandoz di Basilea, una piccola quantità di questa sostanza gli scivolò su una mano durante un esperimento di laboratorio. Subito percepì "una significativa irrequietezza, unita ad un lieve capogiro" e decise di bloccare il suo lavoro. "Arrivato a casa", raccontò, "mi stesi e caddi in uno stato non spiacevole, con sintomi simili all’intossicazione, caratterizzati da una immaginazione estremamente stimolata".

Tornato tra le provette il lunedì successivo, Hofmann era convinto di aver vissuto la singolare esperienza per via dei fumi del solvente al cloroformio che aveva utilizzato. Ma inalando ancora per ripetere l’esperienza, non successe nulla, e così il chimico si convinse che doveva avere ingerito l’acido che studiava: "Lsd mi aveva parlato – raccontò con un sorriso – Era venuto da me dicendo, ‘mi devi trovare’". Così, a piccolissime dosi, Hofmann testò ancora l’acido lisergico il 19 aprile 1943, ma a fine giornata per tornare a casa in bici si fece accompagnare da un assistente e raccontò di aver segnato nella memoria quella data come "la giornata della bicicletta".

Hofmann si era laureato in chimica all’Università di Zurigo nel 1929, e ben presto divenne direttore di ricerca nel dipartimento dei prodotti naturali della casa farmaceutica Sandoz e iniziò a studiare l’ergot, un fungo velenoso, usato per secoli dalle ostetriche per accelerare il parto. La ricerca puntava a isolarne la sostanza chimica che produceva questo effetto. Ci riuscirono negli Stati Uniti, e chiamarono ‘acido lisergico’ la sostanza attiva: su questa Hofmann cominciò i suoi studi, per ottenere composti utili in medicina.

Il lavoro di Hofmann sull’ergot ha prodotto una serie di farmaci importanti, come per esempio quello utilizzato ancora oggi per prevenire l’emorragia dopo il parto. Ma è stato il 25esimo composto da lui sintetizzato nel 1938, la dietilamide dell’acido lisergico (LSD), a renderlo famoso e ad avere il maggior impatto a livello mondiale.

La Sandoz mise Lsd sul mercato nel 1949, sotto il nome di Delysid. Visto che la condizione vissuta sotto il suo effetto era simile a una "malattia mentale sperimentale", venne considerato uno strumento prezioso nella psicoterapia: aiutava il terapista a trovare accesso all’inconscio del paziente. Fu così che pazienti e volontari intrapresero i "viaggi dell’anima" e fecero esperienze di fuoriuscita dal corpo.

Poi nel 1951, il chimico propose a un celebre amico, lo scrittore tedesco Ernst Junger, che faceva uso di mescalina di prendere l’LSD insieme. "E’ stato il primo test di ‘viaggio psichedelico’ programmato", raccontò Hofmann, spiegando che a casa sua con l’amico avevano suonato musica di Mozart e bruciato incensi giapponesi.

Con la diffusione dell’acido lisergico, la Cia e l’esercito americano dimostrarono il loro interesse per l’allucinogeno come strumento di lotta politica e militare (così come avvenne per l’Mdma, le amfetamine e la cannabis). Iniziarono così una serie di esperimenti segreti che prevedevano la somministrazione inconsapevole a numerosi soldati e civili. Ma le conseguenze sulle persone coinvolte, che non erano volontarie e non sapevano cosa stesse succedendo, in alcuni casi le reazioni furono piuttosto drammatiche.

Tra la fine anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 l’LSD divenne uno strumento spirituale, mistico e religioso. Come diceva il titolo del libro di Aldous Huxley, narratore e saggista inglese, l’Lsd apriva "Le porte della percezione". (Jim Morrison si ispirò a questo libro per dare il nome al suo gruppo The Doors).

Nel 1956 si coniò il termine "psichedelico" derivante da psiche (anima, mente) e delos (rilevatore o manifestatore). Sempre in quel periodo, Timothy Leary, docente di psicologia presso la Harvard University, si fece promotore di un movimento psichedelico, sostenendo la "politica dell’estasi" e considerando il consumo di Lsd un mezzo per la liberazione dai vincoli sociali.

San Francisco, in California, divenne il fulcro della "nuova cultura delle coscienze". L’acido lisergico fu diffusissimo, con la marijuana, tra gli hippy, che li consideravano strumenti per entrare in maggiore sintonia tra le persone e per facilitare una convivenza pacifica. Musicisti come i Beatles cantavano in codice i loro "trip" allucinogeni: la canzone "Lucy in the Sky with Diamonds" venne sospettata di voler trasmettere, con le iniziali del suo titolo, un messaggio di incitamento all’uso dell’Lsd. In generale il rock fu molto influenzato, fino a dar vita al filone psichedelico, che ebbe uno dei suoi punti più alti con i Pink Floid. Molti artisti e letterati si ispiravano alle esperienze psichedeliche, esaltate dalla Beat generation di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.

Nel 1965 Leary, nel frattempo divenuto il guru dell’Lsd, e i suoi collaboratori vennero espulsi dall’Università. Ma il gruppo di ricercatori di Harward iniziò un’opera di propaganda del consumo, convinti che l’acido lisergico facilitasse l’espansione della coscienza e la liberazione dell’uomo.

La protesta giovanile scatenò un’ondata repressiva e l’Lsd divenne oggetto di una dura campagna mediatica. Nel 1966 la Sandoz cessò la vendita e un anno dopo l’Lsd venne messo al bando. Nel 1969 il festival di Woodstock, (dove mezzo milione di ragazzi raggiunsero lo stato di New York per assistere alla tre giorni di musica, amore, pace, e droghe), rappresentò il top del movimento psichedelico ma al tempo stesso l’inizio della sua fine.

Albert Hofmann, in quello stesso periodo, scrisse il libro "Lsd, il mio bambino difficile". Negli anni Settanta la droga psichedelica aveva già perso la sua importanza e da "sostanza-sacramento", divenne una diffusissima droga di piacere. La visione ‘sacra’ dell’Lsd sopravvisse in un piccolo rifugio: dei vecchi hippy continuarono a celebrare la droga di culto a Goa, in India. La riscoperta dell’Lsd è avvenuta negli anni Novanta con la diffusione dei rave party.

Nel 2006, in occasione del suo centesimo compleanno, Hofmann ne condannò la distribuzione e sottolineò che si tratta comunque, "di un prodotto speciale in quanto agisce sulla coscienza, che ci distingue dagli animali. Conosco l’Lsd, non ho più bisogno di prenderlo. Forse farò come Aldous Huxley che lo chiese a sua moglie per sopportare il dolore dell’agonia per un cancro alla gola".

Raid fascista durante concerto

 

Roma, raid fascista durante concerto tre feriti, un carabiniere contuso

Irruzione di un gruppo di militanti di Forza Nuova, armati di bastoni e coltelli; l’assalto ai cancelli di Villa Ada e il lancio di bombe-carta al grido di "Viva il Duce"

ROMA – Tre ragazzi feriti, due auto dei carabinieri danneggiate, un militare contuso. Questo il bilancio della notte di paura vissuta al termine di un concerto della Banda Bassotti nel parco di Villa Ada, a Roma. Una spedizione punitiva, compiuta da militanti – circa 150, raccontano i testimoni – del movimento di estrema destra "Forza Nuova", che si sono presentati in colonna gridando "Duce! Duce!", con i volti coperti da caschi, armati di bastoni, catene e coltelli. A farne le spese sono stati tre ragazzi. Fra questi, uno è stato colpito da un’arma da taglio, l’altro ferito al capo. Numerose le persone sotto shock: nel parco c’erano anche famiglie con bambini. La Banda Bassotti, storica formazione del "combat rock" romano, è nota per l’impegno sociale e la militanza politica di sinistra.

A raccontare la dinamica dell’accaduto, a Repubblica Tv, è Luca Bracci, direttore artistico di "Roma incontra il mondo", manifestazione dell’Estate Romana nell’ambito della quale si è esibita la Banda Bassotti. "Il concerto era finito, quattrocento persone se n’erano già andate, quando mi hanno chiamato i membri della band, che stavano salendo in macchina su via Salaria. Mi hanno detto che stava arrivando una colonna di fascisti, alcuni con il coltello in mano".

"Ci siamo sbrigati, siamo riusciti appena in tempo a chiudere il cancello interno – spiega Bracci – ma quelli, arrivati all’ingresso, hanno cominciato a lanciare petardi e bombe carta, inneggiando al Duce e gridando slogan fascisti. All’interno si è creato il panico, l’area non è grande, c’erano ancora circa mille persone".

Poi, i fascisti si sono allontanati, i cancelli sono stati riaperti e qualcuno ha iniziato a uscire. A quel punto gli aggressori sono passati all’attacco, che è andato avanti per almeno mezzora. I carabinieri sono intervenuti immediatamente ma hanno faticato per riportare la calma. "Erano agguerriti, è chiaro – spiega ancora Bracci – che si è trattato di un’aggressione organizzata, in una zona dove sono presenti numerosi covi di estrema destra: già in passato sono comparse scritte antisemite sui negozi di Viale Libia e Viale Somalia".

La manifestazione "Roma incontra il mondo" è iniziata da dieci giorni, "e già tre volte – racconta l’organizzatore – erano state gravemente danneggiate le macchine degli spettatori, vetri rotti, gomme bucate. tant’è vero che proprio ieri sera erano venuti due ispettori della polizia per cercare di capire come mettere riparo alla situazione. Poi, visto che era tutto tranquillo, verso mezzanotte se n’erano andati".

Scopa, il chitarrista della Banda Bassotti, è convinto che l’obiettivo fosse proprio la band: "Sapevamo di venire in una zona un po’ a rischio, per questo siamo usciti velocemente. Gli aggressori cercavano noi, speciificamente. Perché con la nostra musica teniamo alta la cultura antifascista", ha detto ai microfoni di BBS Popolare Network.

Quanto accaduto è di "incredibile gravità", ha detto il sindaco di Roma, Walter Veltroni: "Gruppi di teppisti armati di spranghe e bombe-carta, nascosti nell’ombra all’uscita e al grido di ‘Viva il Duce’ hanno premeditatamente aggredito ragazze e ragazzi. Fatti del genere non debbono accadere in questa città. Va evitato in ogni modo che chiunque accenda spirali di violenza". Veltroni si augura che "le forze dell’ordine riescano a individuare i colpevoli dell’aggressione e ad assicurarli immediatamente alla giustizia, e che "da parte di tutte le forze politiche giunga subito una nettissima e inequivocabile condanna verso queste forme di delinquenza e violenza". Si è trattato infatti, aggiunge, di "un episodio gravissimo. Sono andati lì per fare molto male. Ho chiesto che chi è stato responsabile sia assicurato alla giustizia: quello che è successo è quanto di più lontano allo spirito di questa città".

"Ferma condanna" dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che sottolinea "il dovere di isolare chi vuole riportare a un passato che i romani hanno superato da anni". Di "sconcerto" parla il presidente della federazione romana di Alleanza nazionale, Gianni Alemanno: "Un fatto preoccupante, che rischia di rinnescare una spirale di violenza tra i giovani. Dobbiamo fare il possibile per evitare che questi episodi delinquenziali assumano valenza politica".

 
Beh, per evitare che assumano valenza politica è un po’ tardi credo…
forse si poteva lavorare un po’ sull’evitare di farcire il cervello di quei giovani con così tante cagate basate sull’odio  e sulla violenza raziale in un paese come l’Italia, dove storicamente una razza nazionele non esiste…
Io se facessi parte di un partito di destra mi porrei delle serie domande a questo punto, perchè le bande di fascisti e naziskin imperversano, mentre le bande di comunisti al massimo sno gruppi di amici che si vedono la sera e giocano a Tekken assieme…
Ah già… ma voi siete abituati ad eseguire gli ordini e marciare no?

Signoraggio

Signoraggio

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Il signoraggio è l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta. Il termine deriva dal francese "seigneur", che in italiano significa "signore". Nel Medio Evo infatti erano i signori feudali i titolari del diritto di battere moneta e i beneficiari del guadagno che ne derivava. Oggi gli economisti intendono per signoraggio, i redditi che la banca centrale e lo Stato ottengono grazie alla possibilità di ricreare base monetaria in condizioni di monopolio.

Bagliano e Marotta, in Economia Monetaria, Il Mulino, definiscono il signoraggio (pag. 18) come segue:


«In linea di principio, la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dall’investimenti in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest’ultimo, sotto forma di imposte. Un limite alla produzione, potenzialmente illimitata di base monetaria è posto dall’obiettivo del mantenimento di un livello dei prezzi relativamente stabile, data la relazione diretta che storicamente si è osservata tra inflazione e offerta di moneta.»

Storia del signoraggio

Nell’antichità, quando la base monetaria consisteva di monete in metallo prezioso, chiunque disponesse di metallo prezioso poteva portarlo presso la zecca di Stato, dove veniva trasformato in monete con l’effigie del sovrano. I diritti spettanti alla zecca e al sovrano erano esatti trattenendo una parte del metallo prezioso. Il signoraggio in tale contesto è dunque l’imposta sulla coniazione, noto anche come diritto di zecca. Il valore nominale della moneta e il valore intrinseco delle monete non coincidevano, a causa del signoraggio e dei costi di produzione delle monete. L’imposta sulla coniazione poi serviva a finanziare la spesa pubblica. Nel caso in cui lo Stato possedesse miniere di metallo prezioso, il signoraggio coincideva con la differenza tra il valore nominale delle monete coniate e i costi per estrarre il metallo prezioso e coniare le monete. Già con i romani, da Settimio Severo si può parlare di signoraggio: questo imperatore dimezzò la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete, mentre lasciò invariato il valore nominale.

Con la rivoluzione industriale si assiste al graduale abbandono dei sistemi monetari fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in metalli preziosi. La crescita degli scambi economici provocata dalla rivoluzione industriale rese necessario l’uso di monete la cui offerta potesse essere regolata a piacimento dalle banche centrali e non fosse vincolata dalla limitata disponibilità di metalli preziosi. Inoltre l’affermarsi di talune monete, sempre più diffuse e accettate negli scambi internazionali, rese obsoleto il ricorso ai metalli preziosi per regolare tali scambi. Infine l’affermazione del biglietto di banca e di altre forme di pagamento svincolate dall’uso di metalli preziosi si spiega con la praticità dei sistemi di pagamento che non obbligano a trasferire ingenti quantità di pesante metallo prezioso.

Il signoraggio oggi

Nei paesi dell’euro, gran parte del reddito da signoraggio viene incassato dalla Banca Centrale Europea (BCE) che emette moneta in condizioni di monopolio[1].

I singoli stati, tra i quali la Stato Italiano, incassano reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano le cui monete diventano oggetto di collezione.

Si può quindi distinguere il reddito derivante dal diritto di emettere in esclusiva moneta in due grandi categorie: il reddito derivante dall’emissione di monete metalliche dal reddito derivante dall’emissione di altre forme di moneta. Questo viene incassato solitamente dalla banca centrale, il primo dallo Stato.

La differenza è tratteggiata dalla Banca Centrale del Canada nel proprio sito [2].

Mentre nel caso delle monete metalliche il reddito consiste nella differenza tra il valore nominale delle monete metalliche emesse e il costo per produrle, nel caso dell’emissione di altre forme monetarie esso consiste nei redditi derivanti dall’acquisto di titoli, solitamente titoli di Stato.

Tali redditi, incamerati dalla banca centrale, servono a pagarne i costi e le imposte sull’emissione di moneta. Il reddito da signoraggio viene perciò in gran parte incamerato dallo Stato che ha concesso alla banca centrale il diritto di emettere base monetaria in condizioni di monopolio.

Quando una moneta esce dalla circolazione perché distrutta o collezionata dai numismatici, lo Stato che l’ha emessa può coniarne o stamparne un’altra di ugual valore (senza provocare effetti inflazionistici), incamerandone il relativo reddito da signoraggio.

Signoraggio e Inflazione

Nulla impedisce agli Stati di finanziare la propria spesa pubblica battendo moneta, ovvero emettendo moneta che invece di essere utilizzata per acquistare titoli di stato venga usata per pagare i costi dello stato. Tuttavia è universalmente accettato dagli economisti che tale pratica genera inflazione, con costi per la collettività, la cosiddetta “tassa da inflazione”, che la maggior parte degli stati preferisce limitare. Per tale ragione l’ipotesi di finanziare la spesa pubblica attraverso l’emissione di moneta viene considerata non praticabile. Non perché essa non lo sia dal punto di vista teorico, ma perché impraticabile dal punto di vista pratico.

Non sono mancati tuttavia casi in cui massicce (o anche modeste) emissioni di moneta sono servite a finanziare la spesa pubblica, con effetti modesti sull’inflazione quando l’offerta di moneta era insufficiente o quando l’immissione di moneta nell’economia è avvenuta per breve tempo.

A tali casi si possono ricondurre per esempio esperienze di emissione di moneta per finanziare la spesa pubblica nel periodo fascista. In altri contesti, come accaduto in Germania durante la Repubblica di Weimar o in periodi più recenti in paesi del Sud America, il finanziamento massiccio della spesa pubblica attraverso l’emissione di moneta ha provocato fenomeni di iperinflazione.

Gli effetti devastanti delle esperienze di iperinflazione e quelli più limitati, ma comunque negativi, di periodi prolungati di inflazione elevata hanno condotto le autorità politiche e monetarie ad adottare politiche che scongiurassero il ritorno a situazioni simili. Pertanto le scelte relative all’emissione e al controllo della base monetaria sono state delegate, nella gran parte dei paesi avanzati, a banche centrali autonome dal potere politico, che troppo spesso si è dimostrato incapace di limitare l’emissione di moneta per finanziare la spesa pubblica.

Signoraggio e falsari

Nel caso dei falsari si può parlare di vero e proprio guadagno da signoraggio perché, una volta create le banconote o monete che siano, le utilizzano per scopi personali, ad esempio per acquistare beni di consumo. In questo caso si può dire che essi guadagnino tutta la differenza fra valore nominale e intrinseco, ovvero se per "produrre" una banconota da cento € spendono 1 €, ne guadagnano 99.

Signoraggio e dollarizzazione

Quando un paese adotta una moneta straniera come valuta con corso legale, rinuncia pertanto al diritto di signoraggio. La dollarizzazione, ovvero la sostituzione della moneta locale con il dollaro statunitense, comporta due tipi di perdite relative al signoraggio: da un lato a mano a mano che si ritira dalla circolazione la moneta nazionale cambiandola con la divisa straniera, le autorità monetarie devono ricomprare la massa di moneta di proprietà del pubblico e delle banche, restituendo i diritti di signoraggio che si erano accumulati con il tempo. Inoltre le autorità monetarie perdono i guadagni relativi al signoraggio nel futuro.

Nel contempo gli Stati Uniti aumentano le loro entrate relative al signoraggio ed è sorto un dibattito in merito alla possibilità che gli USA cedano parte di questi guadagni alle economie dollarizzate. A questo riguardo esiste un precedente negli accordi sottoscritti dal Sudafrica e altri tre stati africani che utilizzano il rand come valuta avente corso legale (Lesotho, Namibia e Swaziland).

Sebbene gli USA non abbiano sottoscritto fino ad oggi alcun accordo con Panama o con altri paesi in cui il dollaro ha corso legale, nel Senato degli Stati Uniti sono state presentate proposte legislative relative al rimborso dei diritti di signoraggio.

In Italia

La Corte di Cassazione nel luglio del 2006[3] ha giudicato una richiesta di un cittadino a ottenere la propria quota di reddito da signoraggio. Ha osservato che la pretesa si fonda non sul mancato rispetto delle regole giuridiche da parte della Banca d’Italia, bensì su un diverso modo di distribuire il reddito da signoraggio, auspicato dal cittadino che ha chiamato in giudizio la Banca d’Italia.

Tale richiesta, che configura secondo la Cassazione una pretesa di mettere in discussione la scelte con cui lo stato ha configurato la propria politica monetaria, attraverso gli organi istituzionali competenti, secondo la Cassazione esula dall’ambito della giurisdizione, in quanto non tocca al giudice sindacare il modo in cui lo stato esplica le proprie funzioni sovrane.

Prima di questa sentenza la Banca d’Italia aveva messo in guardia i cittadini dall’adire per vie legali seguendo la sentenza del giudice di Pace di Lecce, sentenza poi resa vana dalla sentenza della Cassazione.

La sentenza di un giudice di pace il cui consulente tecnico ha dichiarato l’esistenza del signoraggio è stata così commentata da un comunicato ufficiale della Banca d’Italia:

«In
relazione alle numerose richieste di pagamento, formulate rivendicando
la proprietà collettiva della moneta unica europea e il relativo
reddito da signoraggio, pervenute alla Banca d’Italia a seguito della
diffusione data dai mezzi di informazione alla sentenza del Giudice di
pace di Lecce n. 2978/05, l’Istituto informa che la sentenza, avente
effetto solo tra le parti dell’originario giudizio, costituisce una
pronuncia del tutto isolata, già disattesa dal Giudice di pace di Pizzo
Calabro il quale, con sentenza depositata l’8 aprile c.a. e con altre
17 decisioni di analogo tenore, ha ritenuto i singoli componenti delle
collettività nazionali privi del potere di agire in giudizio per
contestare le pubbliche potestà di emissione della moneta e di gestione
del valore monetario.

La
sentenza del Giudice di pace di Lecce è stata impugnata dalla Banca
d’Italia presso la Suprema Corte di Cassazione, cui è rimessa la
decisione definitiva della controversia, che sarà discussa prima
dell’estate. Si informa, infine, che, già prima dell’adozione della
moneta unica, la magistratura aveva ripetutamente respinto simili
azioni di rivendica della proprietà collettiva della massa monetaria,
coltivate nei confronti della Banca d’Italia, quale Istituto di
emissione della lira talvolta condannando gli attori al risarcimento
del danno per lite temeraria.

In
considerazione di quanto sopra, la Banca d’Italia continuerà a
respingere le richieste di pagamento del reddito da signoraggio.[4]»

LA MONETA E IL SIGNORAGGIO

LA MONETA E IL SIGNORAGGIO

 

“La Banca di Italia è privata, totalmente privata, ragazzi! I proprietari sono le banche e i gruppi bancari più grandi di Italia (naturalmente privati anch’essi). ·Gruppo Intesa (27,2%), ·Gruppo San Paolo (17,23%), ·Gruppo Capitalia (11,15%), ·Gruppo Unicredito (10,97%), ·Assicurazioni Generali (6,33%), ·INPS (5%), ·Banca Carige (3,96%), ·BNL (2,83%), ·Monte dei Paschi di Siena (2,50%), ·Gruppo La Fondiaria (2%), ·Gruppo Premafin (2%), ·Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%), ·RAS (1,33%)…

“Bankitalia S.p.A. stampava le nostre lire, quindi erano dei privati che stampavano le nostre lire e le prestavano allo Stato, Stato Sovrano, con l’aggiunta di interessi, ovviamente, il famoso tasso di sconto. Ma quale sconto, poi?” “Oggi c’è l’euro e il tutto è gestito dalla BCE, che appartiene alla Banca d’Italia, per il 14,57% e per altre percentuali ad altre Banche Centrali degli Stati Membro – compresa la Banca Centrale di Inghilterra, 15,98% – che non usa neanche l’euro!” “L’euro è prestato allo Stato dietro la cessione di Obbligazioni e CCT, che poi Noi cittadini dobbiamo rimborsare, tramite le tasse!” “Una banconota da 100 euro costa 3 centesimi, ad emetterla (stampa, carta, colore, tecniche di contraffazione) ma lo Stato, ossia Noi, deve dare 100 euro veri per averla! Frutto di lavoro, di sudore vero, non di una semplice operazione di stampa meccanizzata. Più il 2,5% del tasso di sconto!” “Loro spendono 3 centesimi e Noi gli diamo 102,5 euro! Ma è roba da matti o no? Ma qui ragazzi stiamo scherzando?” “Vi siete mai chiesti perché esistono le banconote di 500 euro? Eccolo il perché!” “Vi ricordate quando Tremonti propose di avere la banconota da 1 e 2 euro? Ve lo ricordate o no? Siete svenuti? Pensavo le sapeste ‘ste robe qua, è così da 300 anni!” “In ogni caso, a quelli ancora coscienti: Duisemberg, allora capo alla BCE, rispose che all’Italia non conveniva la stampa delle banconote da 1 e 2 euro perché avrebbe perso, lo Stato Italiano, il diritto al signoraggio sulle monete metalliche” “Che cosa significa? Cos’è ‘sto signoraggio? Il signoraggio è la differenza tra il valore intrinseco e il valore nominale della moneta. Bello, e detto così uno potrebbe anche dire: e allora?” “Il fatto è che la Banca d’Italia prima (ricordiamoci che dietro ci sono dei signori privati, non è un Ente Statale) e la BCE ora, stampa con 3 centesimi un pezzo di carta colorata che ci affitta, ad esempio, a 100 euro (più il tasso di sconto, che LORO decidono). “ “102,5 meno 0,03 è il signoraggio della Banca Centrale Europea su ogni banconota da 100 euro. Lo stesso vale per i pezzi da 5, 10, 20, 50, 200, 500.” “100 è il valore nominale o valore di facciata (perché stampato sulla faccia della moneta, in questo caso banconota) e 0,03 è quanto costa al “signore” fare questa moneta, il c.d. valore intrinseco, dato dal materiale di cui è composta la moneta (carta per la banconota, metallo per le monetina) e il lavoro necessario ad “emetterla” (stampa per la banconota, conio per la monetina)” “Nel caso di moneta metallica, il signoraggio va allo Stato, perché è lo Stato a stampare, ossia a coniare, la monetina.” “In questo caso il costo (valore intrinseco) è più alto, circa 15 centesimi, quindi il signoraggio è minore (e poi le monete sono una minuscola frazione della massa monetaria circolante). Lo Stato ci rimette a stampare le monete da 1 centesimo, 2, 5, 10 centesimi di euro!!!” “Ecco perché Duisember disse a Tremonti che all’Italia non conveniva stampare banconote da 1 e 2 euro. Il guadagno sul signoraggio va all’Ente che emette moneta, semplice no? Le banconote le emette la Banca Centrale Europea, le monetine il Ministero del Tesoro” “Pensate a quante banconote ci sono in giro! Togliete il costo per averle “create”, e il resto va in tasca ai banchieri privati! Sono le nostre tasse! Noi paghiamo le tasse per rimborsare un prestito di carta colorata a dei banchieri privati!” “Lo sapete o no che è questo che determina il Debito Pubblico? Vi siete mai chiesti verso chi siamo in debito? Chi di voi ha mutui, prestiti, fidi, è in debito verso la banca che ha fatto il prestito. Questa è una cosa privata, tra Voi e la banca (anche se poi non è cosi ma parleremo dopo della Riserva Frazionaria). Tutti, comunque, hanno una parte del Debito Pubblico. Anche i bambini appena nati. Verso chi? Verso la Francia? La Germania? Il Giappone? No, verso i banchieri privati! Naturalmente quando uno ha un debito, occorre pagarlo o per lo meno pagarci sopra gli interessi” “Ogni anno l’Italia ha i conti in positivo, come un padre di famiglia che a fine mese gli avanzano 200 euro dallo stipendio dopo aver pagato tutte le spese!” “Questo lo Stato lo chiama “Avanzo Primario”. Però poi occorre conteggiare gli interessi sul Debito Pubblico e allora lo Stato Italiano va in Deficit. Ossia al padre di famiglia che pensava di avere risparmiato 200 euro, viene presentato un conto a sorpresa di 450 euro! E va in rosso! Tutto qui” “Non capisco perché lo Stato può coniare monete ma non stampare banconote. Non capisco perché lo Stato può emettere miliardi di euro in Obbligazioni e CCT ma non può emettere valuta propria, non sottoposta a interessi di gruppi privati. Non capisco perché lo Stato Italiano abbia abdicato alla Sovranità Monetaria, regalando, per Legge, il potere di emettere moneta a dei banchieri privati. Non capisco perché i nomi degli azionisti della Banca d’Italia sono celati.” Io, invece capisco perché sia stato ucciso Kennedy (questi sì che sono miti!). JFK aveva fatto stampare dei dollari garantiti in argento dal Governo Federale e che portavano stampato la scritta “United States Note” invece che la solita “Federal Reserve Note”. Infatti negli Stati Uniti il discorso è lo stesso, con la Federal Reserve che è creduta Riserva Federale dal Popolo Americano ma che è una Ditta privata (si trova sulle pagine gialle, alla pari di Federal Express). Anche Lincoln emise, durante la Guerra Civile, dei biglietti di Stato, i “greenback”. E poi Torrijos, e pochi altri… Il Prof. Giacinto Auriti, docente universitario di diritto, il quale ha denunciato la Banca d’Italia perché le banconote che questa emette non sarebbero neanche legalmente di sua proprietà, ma di proprietà del Popolo, che l’accetta e quindi “induce” in esse il valore indicato dalla stampa. Alla Banca d’Italia va pagato il costo tipografico, il lavoro di stampa eseguito e nient’altro! Infatti, la banconota di per se non vale nulla e nulla rappresenta. Negli anni ’70 portavi 35-37 dollari in banca e la banca ti dava 1 oncia d’oro (all’incirca). Ogni moneta nazionale era convertibile in dollari, quindi, virtualmente in oro. Nel 1971, Nixon eliminò la convertibilità in oro del dollaro e quindi da quel giorno caddero i termini di Bretton Woods e sulle monete nazionali perse significato la scritta “pagabile a vista al portatore”. Naturalmente, l’euro non la riporta più.

In realtà, il fatto grave è la nostra condizione di ignoranza, un po’ voluta da noi stessi, per paura o scellerata superficialità e un po’ voluta dai nostri politici (a detta di Ezra Pound “i politici sono i camerieri dei banchieri”) disonesti e condiscendenti, come i giornalisti e tutti QUELLI CHE SANNO MA NON DICONO.

 

 

Tratto dall’articolo di Sandro Pascucci “Il facile lavoro di Beppe Grillo”

del 21 – 04 – 2005

 

COME LO STATO PUò GUADAGNARE DAL SIGNORAGGIO

 

In soldoni, è il caso di dirlo, come eliminare le Tasse al Cittadino. Lo Stato Italiano (e gran parte degli altri Stati Sovrani nel Mondo) ha abdicato alla propria Sovranità Monetaria a favore della Banca Centrale (prima Banca d’Italia, ora Banca Centrale Europea). Questi ‘Fantasmi Giuridici’ sono privati, appartengono a Banche Private di Banchieri Privati, e quindi rispetto al Cittadino (ignaro, ignorante, indifeso e spesso indifferente) adoperano la logica del ‘servirsi’ e non del ‘servire’, unico comportamento etico (v. Giacinto Auriti). Come tutte le Corporation, le Banche non sono orientate all’Etica ma al Profitto (v. Domenico De Simone). I politici sono ‘camerieri dei banchieri’ per quei personaggi che hanno saputo ‘vedere’ al di là della cortina di fumo e menzogna che cela la vera realtà del sistema bancario e finanziario dell’Italia e di tutto il Mondo e che si chiama Usurocrazia (v. Ezra Pound). Se lo Stato stampasse la propria moneta, come conia le proprie monetine, si estinguerebbe di colpo il mostruoso Debito Pubblico che grava su tutti Noi, i Nostri Figli e quindi il Nostro Futuro. Si spezza così la catena della schiavitù della moneta-bancaria, catena forgiata dalla creazione dal nulla della moneta-debito (‘ex nihilo’ – v. Maurice Allais). Il Popolo, di nuovo padrone della propria Sovranità Monetaria, tornerebbe a Vivere. Lo Stato tipografo. Facciamo un esempio: lo Stato paga un Dipendente Pubblico 1.400 euro, che in contanti equivale ad un mazzetto di 14 banconote da 100 euro nominali (valore nominale = di facciata, quanto stampato sulla carta-moneta). Attualmente ogni banconota costa allo Stato 100 euro, più gli interessi (mettiamo che il Tasso di Sconto, che è il costo del denaro tra Banca Centrale e Banche Locali, è al 2,5% e che si applichi anche allo Stato). Al Banchiere la stessa Banconota costa 3 centesimi di euro (3 eurocent = 0,03 euro = valore intrinseco = costo di produzione = costo medio della carta, inchiostro, tecniche anticontraffazione ecc…). Il Banchiere ricava 1.435 euro (100 x 2,5% x 14). Il Banchiere spende 0,42 euro (14 x 0,03). Il Banchiere guadagna 1.434,58 euro (1.435 – 0,42) e questo è il signoraggio sullo stipendio di un singolo dipendente. Quanti sono i Dipendenti Pubblici? 3 milioni? Quant’è lo stipendio medio? Quello indicato? Un po’ meno, un po’ di più? Fate voi gli aggiustamenti… Uno stipendio di 1.400 euro ‘costa’ allo Stato 1.435 euro. Lo stesso meccanismo per una strada, un ospedale, un ponte, un carroarmato, un telefono… E queste spese dello Stato vanno saldate, con le Tasse. Calcoliamo, da Bar dello Sport, la Tassa che tutti i cittadini devono pagare per saldare 1.435 euro x 3 milioni di dipendenti pubblici. Non facciamoci distrarre e lasciamo ai politici giocare sul fatto se i Dipendenti pubblici sono tanti o pochi o il giusto, e se i ponti servono o non servono, se gli Ospedali e le scuole vanno privatizzate o no. Noi ormai abbiamo capito che anche UN SOLO dipendente costerà sempre più di quanto il poverino intasca. Facciamo due conti: 1.435 x 3.000.000 = 4.305.000.000 euro ! 4,3 miliardi di euro al mese ! e poi ci sono le strade, gli Ospedali ecc… E se lo Stato stampasse i propri soldi? Stampare un mazzetto di banconote che valgano 1.400 euro costa 0,42 euro, ricordiamolo… 0,42 x 3.000.000 = 1.260.000 euro ! Il Pubblico Impiego allo Stato costerebbe 1,6 milioni di euro al mese ! E’ assurdo?!?! 4,3 miliardi di euro contro 1,6 milioni di euro? Quanti contribuenti ci sono in Italia ? Facciamo pagare anche i gatti? Diciamo 30 milioni? Trovate Voi i dati precisi. .. 4,3 miliardi di euro / 30 milioni di tassati = 143 euro! 1,6 milioni di euro / 30 milioni di tassati = 0,05 euro! Con il signoraggio del Banchiere, il Pubblico Impiego costa al Contribuente (attualmente) 143 euro al mese, senza signoraggio invece, solo 0,05 euro al mese. E gli impiegati non perderebbero Potere d’Acquisto perché le banconote sarebbero garantite dallo Stato, quindi dalla comunità tutta, per semplice convenzione, perché la banconota avrebbe il valore che tale convenzione ‘induce’ nella carta. E’ il Popolo che accettando la carta-moneta (per convenzione tra i Cittadini stessi di una Società) ne crea il valore, con il principio dell’induzione, scoperto dal Prof. G. Auriti. Non serve neanche la riserva aurea (in ogni caso e di fatto già assente dal 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, per volere di Nixon e la chiusura della Gold Window). Stesso discorso per le strade, pensionati, ospedali… Lo Stato pagherebbe le Ditte che fanno le Grandi Opere con moneta propria, non carica di Usura Bancaria. La realizzazione di Servizi e Lavori Pubblici saranno discussioni squisitamente politiche e non economiche. Sarà il consenso popolare a determinare investimenti, senza dipendere da Usurai. Se il Popolo ritiene necessario un ponte, lo Stato stampa i soldi necessari per fare quel ponte. Così non si avrà inflazione perché, a costo zero (spese tipografiche), si crea il bene-moneta per realizzare il ponte, ossia il suo equivalente Bene Reale (concetto base del Credito Sociale. v. L’Isola dei Naufraghi, di Louis Even). Da qui si può partire per creare il Reddito di Cittadinanza, perno concettuale e pratico per slegare il Popolo dalle angherie e ricatti dei Detentori del Potere di Emettere Moneta.

 

Articolo di Sandro Pascucci “Come lo Stato può guadagnare dal signoraggio”

www.signoraggio.com

del 04 – 05 – 2005

 

 

Beppe Grillo in data 17/03/2007

 

http://video.libero.it/app/play/index.html?id=2ce33528f4c5915235370fc2609484ca

Sorpresa tra la selva dei tagli: le spese militari si impennano.

Per Esercito, Marina e Aeronautica sono previsti 12 miliardi
e 437 milioni. Lettera a Prodi di sedici senatori

Sorpresa tra la selva dei tagli
le spese militari si impennano

Il governo dell’Unione investe in armamenti più della Cdl

di CARLO BONINI

 
DICONO i numeri che in una Finanziaria che a tutti toglie, c’è una voce di spesa che sale. Quella militare. Cinque punti percentuali in più rispetto all’ultima legge di bilancio licenziata dal governo di centrodestra. 12 miliardi 437 milioni di euro per Esercito, Marina, Aeronautica. se è vero che il 72 per cento di questa somma andrà a coprire i "costi del personale" e dunque la spesa corrente per i salari e il mantenimento dei 193 mila uomini delle nostre forze armate (sono esclusi i costi delle missioni all’estero, per le quali è prevista un’ulteriore voce di spesa di 1 miliardo di euro).

E’ altrettanto vero che, spalmati nel prossimo triennio, altri 4 miliardi e rotti di euro andranno a finanziare un "Fondo per il sostegno dell’industria nazionale ad alto contenuto tecnologico". Dove per alto contenuto tecnologico, si deve leggere "ricerca militare" e per "industria nazionale" Finmeccanica, azienda per un terzo di proprietà dello Stato, con un core business che, concentrato nel settore degli armamenti, è spinto e alimentato da un mercato domestico in cui opera in regime di sostanziale monopolio.

Nel suo ufficio di Corso Trieste, a Roma, Gianni Alioti, sindacalista della Fim-Cisl, consumato osservatore dell’industria militare italiana ed europea, sorride: "Nel paradosso di un governo di sinistra che investe in armamenti più di quanto non abbia fatto negli ultimi due anni il governo di destra, mi sembra di intravedere una forma di tardo keynesismo militare. Per altro non sostenuto dai fatti. Dire che aumentare gli investimenti in armamenti significa sostenere contemporaneamente i livelli di occupazione e la ricerca tecnologica significa dimenticare la lezione di Federico Caffè, che definiva questo tipo di scelta "liberismo spurio"".

Un dato. Tra il 2000 e il 2005, Finmeccanica ha raddoppiato il proprio fatturato (da 6,7 a 11,4 miliardi di euro). Nello stesso periodo, gli occupati sono passati da 41 mila a 56 mila. "Non esiste alcun andamento proporzionale o quantomeno convergente tra crescita dei ricavi e aumento dell’occupazione – osserva Alioti – Esiste, al contrario, una verità comune all’intero mercato europeo e mondiale. L’industria della Difesa è tale che, inevitabilmente, lo sviluppo della tecnologia impone una riduzione della manodopera. Guardiamo quel che è accaduto a La Spezia, un distretto industriale storicamente dipendente dall’industria militare. In quindici anni, gli occupati nell’industria degli armamenti sono passati dal 40 al 19 per cento della forza lavoro totale".

Sedici senatori dell’Unione hanno scritto una lettera a Prodi. Si legge: "Caro Presidente, l’Italia è al settimo posto nel mondo come spesa militare con ingiustificati acquisti di armamenti come la portaerei Cavour (quasi 1 miliardo di euro, sistema d’arma esclusi), dieci nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia eurofighter (oltre 6,5 miliardi di euro). Da soli rappresentano l’1 per cento del nostro Pil. Ti ricordiamo che nel programma di governo dell’Unione, ci sono tre riferimenti alla necessità di politiche di disarmo (pagine 90, 91, 109)". Qui, evidentemente, il "keynesismo militare" non c’entra. Ma qui, la discussione politica interna al governo appare questione accantonata.

Giovanni Lorenzo Forcieri, 57 anni, diessino di La Spezia, senatore nelle ultime quattro legislature, è arrivato sei mesi fa a "Palazzo Marina" come sottosegretario alla Difesa. Dice: "Con questa Finanziaria non facciamo altro che riportare la spesa militare al livello del 2004. Prima cioè che il governo di centrodestra tagliasse di fatto la spesa militare di 2 miliardi e mezzo di euro. Per altro, a fronte degli investimenti che abbiamo previsto e che servono né più e ne meno che a coprire impegni di spesa già assunti negli ultimi anni e dunque ad onorare dei debiti già contratti, la Difesa cederà al demanio beni per circa 4 miliardi di euro nei prossimi due anni. Come si vede, dunque, il saldo tra entrate e uscite è in equilibrio. Con il vantaggio di smobilizzare risorse necessarie a portare avanti un programma di ammodernamento delle nostre forze armate. E’ evidente infatti che non stiamo parlando soltanto di numeri. Se vogliamo che l’Italia possa efficacemente svolgere il ruolo internazionale che si è conquistata in questi anni, non possiamo rinunciare a investire su una forza armata efficiente e moderna".

L’argomento di Forcieri riproduce come un calco recenti considerazioni di Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica: "Se un governo, indipendentemente dal proprio orientamento, vuole portare avanti una politica internazionale di un certo livello, ha bisogno di una componente della Difesa efficiente. E nel passato erano stati fatti tagli notevoli".

Se il problema non è "se" o "quanto" investire in spesa militare, resta allora il "come". La qualità delle commesse e la loro urgenza. Allo Stato Maggiore della Difesa non ne parlano volentieri. Frugando nella foresta di sigle e numeri che battezza pezzi di artiglieria, autoblindo, caccia, navi, se ne comprende il perché. Si scopre, ad esempio, che, nel maggio 2006, la Direzione Generale per gli Armamenti Terrestri del ministero ha chiuso con la Oto Melara (Finmeccanica) un accordo di congruità di 310 milioni di euro per la fornitura di 49 veicoli blindati su ruota ("Vbc", la sigla tecnica. "Freccia" quella da combattimento) le cui torrette dovranno essere allestite per sistemi di lancio di missili anticarro di nuova generazione. Missili "Spike", di fabbricazione israeliana. L’arnese – spiegano gli addetti – è un costosissimo gioiello tecnologico. Di tipo "intelligente", "spara e dimentica".

Centomila dollari il pezzo, cinque volte il costo del suo omologo di fabbricazione americana, il "Tow". Missile attualmente in dotazione alle forze Nato e al nostro esercito, che ne ha pieni gli arsenali. Raccontano a palazzo Baracchini che le pressioni dell’Esercito sull’ex ministro Martino per ottenere questa "meraviglia" della tecnica considerata troppo costosa persino dall’esercito americano siano state robuste. Ma ammettono anche che il giochino costerà una tombola.

Per ovvie economie di scala (costi di manutenzione e pezzi di ricambio), i 49 veicoli blindati su ruota "Freccia" erano stati concepiti dalla "Oto Melara" per essere perfettamente fungibili con i loro "gemelli" cingolati, i "Dardo". Stessi abitacoli, stessa strumentazione, stesse torrette. Stessi missili anticarro: i "tow". Con la scelta del missile "spike", addio risparmi. Fabio Mini, ex comandante della forza Nato in Kosovo, osserva: "Non riesco a capire che senso abbia dotare di armi anticarro diverse mezzi cingolati e su ruota, che dovrebbero integrarsi sul campo di battaglia. Così come non capisco che senso abbia dotare di una tecnologia più avanzata anticarro un mezzo su ruota che, a rigore di logica, non dovrebbe affrontare in campo aperto mezzi corazzati". Alla "Oto Melara" concordano. Ma alla "Oto Melara" sanno anche quel che accadrà. Completata la fornitura dei "Freccia", i "Dardo", le cui consegne sono state appena ultimate, torneranno nei cantieri per modificare le loro torrette di lancio. I soldi non saranno un problema.

Come i 650 milioni di euro già impegnati a bilancio per consegnare ai nostri Stati maggiori, di qui ai prossimi anni, 72 obici semoventi fabbricati in Germania e assemblati da "Oto Melara" (Pzh, la sigla tecnica) con cui difendere le nostre frontiere. Cosa debba farsene il nostro esercito di un numero così consistente di pezzi di artiglieria immaginati per conflitti di posizione, per scenari di difesa o offesa lungo linee di fronte profonde un centinaio di chilometri (questo il raggio di azione dell’obice), Dio solo lo sa. Meglio, solo l’Esercito lo sa. Ma – sebbene sollecitato – lo Stato maggiore non ha ritenuto di dover fornire risposte.

Risposte che invece, prima o poi, la Difesa e il governo saranno costretti a dare sulla nostra partecipazione al più faraonico dei progetti che la storia dell’aeronautica civile e militare abbia mai conosciuto. Un’avventura dall’acronimo inglese, Jsf, "Joint Strike Fighter", consorzio a guida statunitense per la costruzione del cacciabombardiere del futuro (le consegne del nuovo aereo, battezzato "F35-lightning II", dovrebbero cominciare nel 2012). La partecipazione italiana al progetto (che ha quali ulteriori partner Inghilterra, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Australia e Turchia) fu una scelta del governo di centrosinistra (1998, premier D’Alema). Berlusconi, nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi, ne decise i termini economici, fissando la quota del nostro investimento per la sola "fase di sviluppo" in 1 miliardo 359 milioni di euro.

Cifra a cui l’Italia dovrà ora sommare altri 11 miliardi di dollari per l’acquisto dei 131 caccia già ordinati da Aeronautica e Marina. Anche perché la nostra Difesa non ha scommesso e acquistato soltanto nel consorzio a guida americana, ma ha investito e comprato anche nel progetto concorrente europeo, "l’Eurofighter Typhoon" (dove l’Italia è partner di Gran Bretagna, Germania e Spagna). Ce ne verranno altri 121 caccia. Più o meno 7 miliardi di euro.

Ce n’è abbastanza per chiedersi se a decidere della qualità e dell’entità della nostra spesa militare siano i ministri e il parlamento. O non invece gli stati maggiori. O, ancora, se a portare per mano gli uni e gli altri non sia l’industria degli armamenti. Per dirla con le parole di un addetto del settore, "se in Italia il vero ministro della difesa sia Parisi o non l’amministratore delegato di Finmeccanica Guarguaglini". Un fatto è certo. Negli anni, i capi di Stato maggiore delle nostre tre forze armate hanno tolto l’uniforme per entrare senza soluzione di continuità nel top management delle società di Finmeccanica. Una legge dello Stato lo vieterebbe. Aggirarla è diventata una prassi. E’ successo con il generale Mario Arpino (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Vitrociset"), con l’ammiraglio Guido Venturoni (da capo di stato maggiore della Difesa alla "Marconi"), con il generale Giulio Fraticelli (da capo di stato maggiore dell’Esercito alla "Oto Melara"), con il generale Sandro Ferracuti (da capo di stato maggiore dell’Aeronautica alla Ams). Gli impegni di spesa con Finmeccanica che questa e le prossime finanziarie andranno ad onorare portano anche le loro firme. Da generali, naturalmente.

(14 novembre 2006; http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/economia/conti-pubblici-29/spesa-militare/spesa-militare.html)

Lotta Comunista

Lotta Comunista

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 

Lotta Comunista è un partito extraparlamentare, rivoluzionario e internazionalista fondato da Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi ed ispirato al pensiero di Lenin.

Nato negli anni cinquanta con il nome di "Azione Comunista" per opera di alcuni ex partigiani, si schierò immediatamente contro Stalin, ritenuto responsabile della controrivoluzione e della burocratizzazione sovietica e di conseguenza si schierò anche contro il Partito Comunista Italiano, considerato non solo dipendente dal PCUS, ma colluso col capitalismo italiano, situazione che avrebbe rafforzato la struttura geopolitica che si stava delineando impedendo la nascita e lo sviluppo di forze genuinamente Marxiste ed Internazionaliste. Negli anni seguenti ha assunto la denominazione di Lotta Comunista ed ha proseguito la sua politica dell’"astensionismo strategico" contrario a quella che viene bollata come Democrazia parlamentare borghese. L’obiettivo del partito è quello di diffondere la scienza marxista e radicarsi nel proletariato urbano per organizzare la Rivoluzione proletaria.

Il falso comunismo nell’ Europa dell’est ed in Asia

citazione da presentazione L’IMPERIALISMO UNITARIO di Arrigo Cervetto dal sito Edizioni Lotta Comunista a pie’ pagina 


«…Le tesi sostenute acquistano particolare significato scientifico poiché molteplici fatti di portata storica le hanno verificate. Ma all’epoca fu necessario il coraggio della verità per andare controcorrente rispetto alla sinistra italiana e internazionale. Alcuni esempi: ciclo capitalistico mondiale espansivo, in particolare nei paesi in via di sviluppo; natura capitalistica statale dell’URSS e della Cina; natura imperialistica della potenza russa, forte sul piano militare ma debole su quello economico-finanziario; inevitabilità della «questione tedesca» al centro dell’Europa; ascesa del bacino del Pacifico e della potenza giapponese; prospettive di sviluppo di Cina e India; appoggio alle lotte antimperialiste dei paesi coloniali e semi-coloniali senza nessuna illusione sulla loro natura sociale; «crisi di ristrutturazione» degli anni Settanta. Un patrimonio d’analisi che spiega, nella prospettiva storica, gli anni odierni e risolve molti apparenti misteri della politica internazionale»

 

(Prima edizione del libro: 1981)

Uno dei punti fondamentali della politica di Lotta Comunista è la cosiddetta "corretta applicazione del marxismo".

Lotta Comunista (cosi’ come tutte le formazioni di natura Anarchica e/o Internazionalista) ha infatti sempre definito una menzogna colossale il comunismo in Unione Sovietica, nei suoi paesi satelliti ed in Asia. In Unione Sovietica infatti, dopo la morte di Lenin prese corpo una vera e propria aristocrazia di burocrati che costituirono una forma di capitalismo diretto e controllato dalla classe politica dirigente: il capitalismo di stato. Stalin, inoltre, tradì la rivoluzione non solo mettendo in primo piano il suo potere personale, ma sopratutto teorizzando la possibilita’ di sviluppo di un sistema comunista in un solo ed unico paese in un mondo dominato da potenze capitalistiche, contrariamente a quanto detto da Lenin. L’aspetto caratterizzante il capitalismo di stato, oltre la ferocia nella repressione e nello spionaggio (sopratutto nei confronti dei Bolscevichi non convinti della politica stalinista), fu la chiusura autarchica che Stalin giustificò teorizzando una fantomatica scissione del mercato mondiale in due blocchi. In questo modo, come afferma uno degli esponenti di spicco di Lotta Comunista Guido La Barbera, lo stalinismo superò una debolezza intrinseca e cronica di capitali investendo nell’industria bellica e pesante non sviluppando le infrastrutture economiche e sociali.

Commemorazione della Rivoluzione d’Ottobre e del Primo Maggio

Il 7 novembre di ogni anno, Lotta Comunista celebra l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata perché realizzata tra il 25 ed il 26 ottobre secondo il calendario giuliano, in vigore in Russia nel 1917). Per quanto riguarda la festa dei lavoratori, Lotta Comunista celebra il "Primo Maggio Internazionalista". 

Localizzazione del gruppo

La sede centrale di Lotta Comunista si trova a Genova ma è un partito operante in tutte le realtà industriali ed universitarie ed ha aperto anche diverse sedi all’estero, in modo particolare in Francia. Pubblica e diffonde il mensile omonimo, fondato nel 1965. Le Edizioni Lotta Comunista, in diverse collane raccolgono, propongono e ripropongono in lingua italiana, francese, inglese, tedesca, russa e greca il materiale prodotto dal 1950 ad oggi. La formazione è storicamente legata e radicata nel genovesato anche a livello sindacale con esponenti di caratura nazionale,sia con i Circoli Operai presenti ed operanti nelle zone operaie e proletarie di Genova. Fu egemone nelle lotte studentesche degli anni 1970 col, famoso per i genovesi, Comitato di Lotta di Ingegneria, formato da militanti e da simpatizzanti della sinistra in genere che non avevano mezzi politici per muoversi in un ambiente arduo come era Ingegneria agli inizi degli anni ’70. Si deve a tale Comitato l’intitolazione dell’aula magna di Ingegneria a Giacomo Buranello e l’apertura a colpi di piccone delle prigioni della famigerata (al tempi del fascismo) casa dello studente di Genova, con la copertura legale di capi partigiani, essendo la zona ancora ritenuta "militare". Sempre al Comitato è dovuta la nascita del museo della Resistenza allocato adesso nelle prigioni fasciste della casa dello studente di Genova. Tale museo è visitato spesso da scolaresche per le commemorazioni del 25 aprile, ancora molto sentito a Genova. Per un approfondimento sulla storia dell’organizzazione è necessaria la lettura della biografia di Lorenzo Parodi che permette di comprendere sia come è nata sia il momento storico in cui è nata Lotta Comunista.

Personalità legate a Lotta Comunista

Bruno Fortichiari, fra i fondatori nel 1921 del Partito comunista d’Italia, e’ stato legato anche se per breve periodo a Lotta Comunista, negli utlimi anni della sua lunga vita politica nella sinistra comunista. Al congresso del 1975 di Lotta Comunista al Teatro Argentina di Milano, il vecchio militante ricevette una vera ovazione dai giovani delegati.

Tra i politici dell’area parlamentare, Marco Ferrando è stato legato in passato a Lotta Comunista, ne fu espulso in seguito per divergenze su questioni teoriche .

Elicotteri d’oro

 
Sembra che l’Italia stia per mandare in Afghanistan una squadriglia di elicotteri da combattimento Mangusta. Nel 2006 per i Mangusta c’è stata una spesa straordinaria di 2.480.000 euro. Si è trattato di pezzi di ricambio e manutenzione extra destinati soprattutto ai 3 elicotteri schierati in Iraq. Tutti i contratti sono stati affidati con trattative private: nessuna gara d’appalto, nessuna possibilità di ridurre i prezzi. Il peccato originale nel rapporto tra le aziende statali, come l’Agusta, e le forze armate fa sì che non ci sia competizione tra progetti e non esista poi alternativa per i ricambi. Insomma, contratti senza mercato che si trasformano in affari d’oro per il produttore. Spesso senza trasparenza: nessuno è in grado di dire quanto siano costati al contribuente i 60 Mangusta acquistati dall’Esercito.

18 Marzo: Le 5 Giornate di Milano e la Comune di Parigi

Oggi a Milano venivano ricordate le 5 Giornate con una rappresentazione in costumi dell’epoca e fucili a salve di uno scontro tra truppe austriache e rivoltosi…

 

Quasi contemporaneamente ai moti del 1848 nel Lombardo-Veneto, insorgeva Milano. Il 18 marzo 1848 cominciavano quelle cinque giornate che sarebbero state uno degli episodi più gloriosi del Risorgimento italiano. Nella storia risorgimentale, questo fu il primo episodio che dimostrò positivamente l´efficacia dell’iniziativa popolare che, guidata da uomini consapevoli degli obiettivi della lotta, poté influenzare le decisioni dello stesso re di Sardegna.

A Milano il presidio austriaco era numeroso, armatissimo e comandato da Josef Radetzky, un generale più che ottantenne, ma energico e rigido, vera espressione della severa mentalità militare austriaca, che non aveva alcuna intenzione di cedere. Ma la città intera combatteva per le vie innalzando barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, inviando messaggi per mezzo di palloni alle popolazioni delle campagne per esortarle a prendere parte alla lotta.

Si formarono un governo provvisorio presieduto dal podestà, Gabrio Casati, e un consiglio di guerra, di cui era anima Carlo Cattaneo; la resistenza fu organizzata con intelligenza e dicisione; eroici furono i martinitt, i fanciulli dell´orfanotrofio, che si offrirono come portaordini del collegare i vari punti della città col consiglio di guerra.

Il generale Radetzky vista la difficoltà di resistere nel centro della città, l´assediò con le forze di cui disponeva, ma timoroso d´essere attaccato alle spalle dall´esercito piemontese e dai contadini provenienti dalla campagna, preferì ritirarsi.

La sera del 22 marzo 1848, gli Austriaci si ritiravano verso il "Quadrilatero", trascinando con sé numerosi ostaggi arrestati all´inizio della sommossa. "Quadrilatero" era chiamata la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera. Frattanto il resto del territorio della Lombardia e del Veneto era ormai libero. In ricordo di questo giorno nacque il giornale ufficiale del governo provvisorio, chiamato appunto "Il 22 Marzo", che aveva sede nel Palazzo dei Conti Lucini Passalacqua in Via Monti di Pietà.

 

 

Insieme alle giornate di Milano andrebbe però ricordata la Comune di Parigi…

 

Il termine "Comune di Parigi" si riferiva in origine al governo di Parigi durante la Rivoluzione Francese. Comunque, il termine si riferisce tradizionalmente al governo socialista che diresse per breve tempo Parigi, dal 18 marzo (più formalmente dal 26 marzo) al 28 maggio 1871.

In senso formale, la Comune di Parigi del 1871 era semplicemente l’autorità locale (il consiglio cittadino o distrettuale – in francese "commune") che esercitò il potere a Parigi per due mesi nella primavera del 1871. Ma le condizioni in cui si venne a formare, i suoi decreti controversi e la sua fine tormentata, lo rendono uno dei più importanti avvenimenti politici dell’epoca.

 

Il contesto storico

La Comune fu resa possibile da una sollevazione civile di tutte le tendenze rivoluzionarie all’interno di Parigi dopo la Guerra Franco-Prussiana, finita con la sconfitta francese. La guerra con la Prussia, iniziata da Napoleone III ("Louis Bonaparte") nel luglio 1870, si rivelò disastrosa per i francesi, ed a settembre la stessa Parigi era sotto assedio. Il divario tra ricchi e poveri nella capitale si era ampliato negli ultimi anni e in quel momento la scarsità di cibo e i continui bombardamenti dei prussiani si aggiungevano ad un malcontento già diffuso. La classe operaia si stava sempre più aprendo alle idee radicali. Una richiesta specifica era che Parigi dovesse autogovernarsi, tramite una Comune eletta, qualcosa di cui godevano la maggior parte delle città francesi, ma che era negato a Parigi da un governo timoroso della popolazione ingovernabile della capitale. Un desiderio più vago ma associato era per un modo più equo, se non necessariamente socialista, di gestire l’economia, che veniva riassunto dal popolare grido per "La Sociale!"

Nel gennaio 1871, quando l’assedio durava da quattro mesi, Louis-Adolphe Thiers, che sarebbe presto diventato Capo Esecutivo (in seguito Presidente) della Terza Repubblica, cercò un armistizio. I prussiani inclusero l’occupazione di Parigi nelle condizioni di pace. Nonostante la durezza dell’assedio, molti parigini erano aspramente risentiti e particolarmente arrabbiati per il fatto che ai prussiani venisse permessa una breve occupazione cerimoniale della loro città.

In quel momento, molte decine di migliaia di parigini erano membri armati di una milizia cittadina nota come "Guardia Nazionale", che era stata molto ampliata per aiutare nella difesa della città. I battaglioni dei distretti più poveri elessero i loro ufficiali e possedevano molti dei cannoni che erano stati piazzati a Parigi e pagati da sottoscrizioni pubbliche. La città e la sua Guardia Nazionale avevano resistito alle truppe prussiane per sei mesi. La popolazione di Parigi era sprezzante nei confronti dell’occupazione — limitò la presenza prussiana a una piccola area della città e ne sorvegliava i confini.

Vennero fatti dei passi per formare un "Comitato Centrale" della Guardia, e Louis-Adolphe Thiers, presidente del governo francese, la nuova terza Repubblica, si rese conto che nella situazione instabile del momento questo organo poteva venire a formare un centro alternativo di potere politico. Inoltre, era preoccupato che i lavoratori potessero armarsi con le armi della Guardia Nazionale e provocare i prussiani.

Gli eventi a questo punto si fanno confusi, ma ciò che è chiaro è che prima che i prussiani entrassero a Parigi, la Guardia Nazionale, aiutata dai comuni cittadini, fece in modo di portare i cannoni (che consideravano loro proprietà) lontano dai prussiani e di conservarli in distretti "sicuri". Uno dei principali "parcheggi di cannoni" era sulla cima di Montmartre.

 

Ascesa e natura della comune

I prussiani entrarono a Parigi per breve tempo e se ne andarono senza incidenti. Ma la capitale continuò ad essere accerchiata mentre la questione delle indennità di guerra si trascinava.

Mentre il Comitato Centrale della Guardia Nazionale adottava una posizione sempre più radicale e conquistava una sempre maggiore autorità, il governo non poteva permettere indefinitamente che questo avesse quattrocento cannoni a sua disposizione. Fu così che, come primo passo, il 18 marzo Thiers ordinò a truppe regolari di prendere i cannoni conservati sulla Buttes Montmartre. Comunque, invece di seguire gli ordini, i soldati fraternizzarono con la Guardia Nazionale e i residenti. Quando il loro generale, Claude Martin Lecomte, diede ordine di sparare su una folla disarmata, lo trascinarono giù da cavallo. Venne in seguito fucilato, assieme al generale Thomas, odiato ex-comandante della Guardia, che venne preso dalla folla nei boulevard esterni.

Altre unità dell’esercito si unirono alla ribellione, che si diffuse così rapidamente che il presidente Thiers ordinò un’immediata evacuazione di Parigi da parte di tutte le forze ancora obbedienti, della polizia e degli amministratori e specialisti di ogni tipo. Egli stesso fuggì alla loro testa verso Versailles. Il Comitato Centrale della Guardia Nazionale era ora l’unico governo effettivo di Parigi; esso abdicò immediatamente la sua autorità e preparò le elezioni per la Comune, che si sarebbero tenute il 26 marzo.

I 92 membri della Comune (o più correttamente, del "Consiglio Comunale") comprendevano operai qualificati, diversi "professionisti" (come medici e giornalisti), e un gran numero di attivisti politici, che andavano dai riformisti repubblicani, a varie tipologie di socialisti, fino ai Giacobini che tendevano a guardare con nostalgia alla Rivoluzione del 1789. Il carismatico socialista Louis Auguste Blanqui fu eletto presidente del Consiglio, ma ciò avvenne in sua assenza, poiché era stato arrestato il 17 marzo e venne tenuto in una prigione segreta per tutto il periodo di vita della Comune. La Comune di Parigi venne proclamata il 28 marzo, anche se i distretti locali spesso conservarono le organizzazioni istituite durante l’assedio.

Nonostante le divergenze interne, il Consiglio ebbe un buon inizio nel mantenimento dei servizi pubblici essenziali per una città di due milioni di abitanti; fu anche in grado di ottenere il consenso su certe politiche il cui contenuto andava verso una progressiva socialdemocrazia, piuttosto che verso la rivoluzione sociale. La mancanza di tempo (la Comune fu in grado di riunirsi per meno di 60 giorni in tutto) fece si che solo pochi decreti vennero effettivamente messi in vigore. Questi comprendevano: la remissione degli affitti per l’intero periodo dell’assedio (durante il quale erano stati alzati considerevolmente da molti proprietari); l’abolizione del lavoro notturno in centinaia di panifici parigini; l’abolizione della ghigliottina; la concessione di una pensione alle compagne non sposate di membri della Guardia Nazionale uccisi in servizio, oltre che ai figli; la restituzione, da parte degli uffici prestiti dello stato, di tutti gli strumenti di lavoro dei lavoratori dati in pegno durante l’assedio, poiché il Consiglio era preoccupato che i lavoratori specializzati erano stati costretti a impegnare i propri strumenti durante la guerra; vennero rinviate le scadenze delle cambiali e abolito l’interesse sul debito; e in un importante allontanamento dai principi strettamente "riformisti", il diritto dei dipendenti di impossessarsi e condurre un’impresa se questa era stata abbandonata dal proprietario.

Il Consiglio pose fine alla coscrizione e sostituì l’esercito con una Guardia Nazionale composta da tutti i cittadini che potevano portare le armi. Tra i progetti legislativi, la separazione di chiesa e stato, rendeva tutti i beni della chiesa di proprietà dello stato, ed escludeva la religione dalla scuola. Alle chiese era permesso di continuare la loro attività religiosa solo a patto che tenessero le loro porte aperte per incontri politici pubblici la sera. Ciò rese le chiese i principali centri di partecipazione politica della Comune. Un altro progetto legislativo aveva a che fare con la riforma dell’istruzione, che avrebbe reso l’istruzione superiore e l’addestramento tecnico liberamente disponibili per tutti.

La Comune riadottò il calendario repubblicano francese, e durante la sua breve esistenza usò la bandiera rossa al posto del tricolore.

La mole del lavoro venne agevolata da diversi fattori, anche se i membri del Consiglio (che non erano "rappresentanti" ma delegati, soggetti all’immediato richiamo da parte del loro elettori) dovevano mandare avanti molte funzioni esecutive, oltre a quelle legislative. Le numerose organizzazioni ad hoc istituite nei quartieri durante l’assedio, per andare incontro ai bisogni della popolazione (mense, punti di pronto soccorso), continuarono a prosperare e cooperarono con la Comune.

Allo stesso tempo, le assemblee locali inseguivano i propri fini, generalmente sotto la direzione dei lavoratori locali. Nonostante il riformismo formale del Consiglio, la composizione della Comune nel suo complesso era rivoluzionaria. Le correnti rivoluzionarie presenti comprendevano anarchici e socialisti, blanquisti, e repubblicani libertari. La Comune di Parigi è stata celebrata in continuazione da anarchici e socialisti marxisti fino ai giorni nostri, in parte a causa della diversità di orientamenti, dell’alto controllo dei lavoratori e della notevole cooperazione tra i vari gruppi rivoluzionari.

Nel III arrondissement, ad esempio, i materiali scolastici venivano forniti gratuitamente, tre scuole vennero laicizzate e venne istituito un orfanotrofio. Nel XX arrondissement, gli studenti ricevevano vestiti e cibo gratis. Ci furono molti altri esempi simili, ma un ingrediente fondamentale del relativo successo della Comune in questa fase fu l’iniziativa mostrata nel settore pubblico dai lavoratori comuni, che riuscirono a gestire e farsi carico delle responsabilità degli amministratori e specialisti che Thiers si era portato via.

Friedrich Engels, avrebbe in seguito sostenuto che l’assenza di un esercito, l’autogestione dei quartieri, ed altre caratteristiche, stavano a significare che la Comune non era più uno "stato" nel senso vecchio e repressivo del termine: era una forma transitoria, che si muoveva in direzione dell’abolizione dello stato in quanto tale. Il suo sviluppo futuro, comunque, sarebbe rimasto una questione teorica. Dopo una sola settimana finì sotto l’attacco da parte di elementi del nuovo esercito (che includeva ex prigionieri di guerra rilasciati dai prussiani), che venne creato in fretta e furia a Versailles.

 

L’assalto

La Comune venne assalita a partire dal 2 aprile dalle forze governative dell’Esercito di Versailles, e la città fu bombardata costantemente. Il vantaggio del governo era tale che a partire da metà aprile si rifiutò di negoziare.

Il sobborgo esterno di Courbevoie venne catturato, e un tentativo tardivo delle forze della Comune di marciare su Versailles fallì ignominiosamente. La difesa e la sopravvivenza divennero questioni primarie. Le donne della classe lavoratrice di Parigi giocavano ora un ruolo sempre più importante. Servirono nella Guardia Nazionale e formarono addirittura un battaglione femminile che in seguito combatté eroicamente per difendere la Place Blanche, un punto chiave per arrivare a Montmartre (ma va notato che anche sotto la Comune le donne non avevano diritto di voto, e non c’erano donne all’interno del Consiglio).

Un forte supporto giunse dalla consistente comunità straniera di rifugiati politici ed esiliati a Parigi: uno di loro, Jaroslaw Dombrowski, ex ufficiale polacco e combattente per l’indipendenza della sua nazione dalla Russia, sarebbe divenuto il miglior generale della Comune. Il Consiglio era completamente impegnato nell’internazionalismo, e fu nel nome della fratellanza che venne abbattuta la Colonna Vendôme, celebrante le vittorie di Napoleone I, considerata dalla Comune un monumento allo sciovinismo.

All’estero, ci furono raduni e messaggi di solidarietà inviati da organizzazioni sindacali e socialiste, provenienti anche dalla Germania. Ma qualsiasi speranza di ottenere aiuto concreto da altre città francesi svanì ben presto. Thiers e i suoi ministri a Versailles riuscirono a impedire la fuoriuscita di quasi tutte le notizie da Parigi; e nella Francia provinciale e rurale c’era sempre stato un atteggiamento scettico verso le attività della metropoli. I movimenti di Narbonne, Limoges, e Marsiglia vennero soffocati rapidamente.

Con il deteriorarsi della situazione, una parte del Consiglio vinse una votazione (avversata dal rilegatore Eugène Varlin, un corrispondente di Karl Marx, e da altri moderati) per la creazione di un "Comitato di Sanità Pubblica", modellato sull’organo giacobino dallo stesso nome, formato nel 1792. I suoi poteri erano ampi e spietati. Ma il momento in cui una forte autorità centrale poteva essere d’aiuto era ormai quasi passato.

Il 21 maggio un cancello nella parte occidentale delle mura cittadine di Parigi venne forzato (o, più probabilmente, aperto grazie ad un tradimento) e le truppe di Versailles iniziarono la riconquista della città, occupando per primi i prosperosi distretti occidentali, dove vennero accolti da quei residenti che non avevano lasciato Parigi dopo l’armistizio.

I forti patti di lealtà locali, che erano stati una caratteristica positiva della Comune, divennero ora una specie di svantaggio: invece di una difesa pianificata complessivamente, ogni "quartiere" combatté disperatamente per la sopravvivenza e venne sopraffatto. La ragnatela di strade strette che aveva reso interi distretti quasi impenetrabili nelle precedenti rivoluzioni parigine, era stato in gran parte rimpiazzato da ampi boulevard. Le truppe di Versailles sfruttavano invece un comando centralizzato ed una artiglieria moderna.

Durante l’assalto, le truppe governative si resero colpevoli del massacro di civili disarmati: i prigionieri vennero giustiziati e le esecuzioni multiple erano comuni. Con un futile gesto di sfida, il 27 maggio la folla catturò ed uccise brutalmente 50 ostaggi, diversi dei quali erano preti, che si trovavano nelle mani della Comune. Complessivamente, le perdite governative furono attorno alle novecento unità. Queste morti vennero ampiamente vendicate.

La resistenza più strenua giunse dai distretti più "operai", collocati ad oriente, dove i combattimenti continuarono per altri otto giorni di guerriglia urbana (La Semaine sanglante, la settimana sanguinosa). Il 27 maggio rimanevano solo poche sacche di resistenza, soprattutto nei distretti orientali più poveri di Belleville e Menilmontant.

Alle quattro del pomeriggio del giorno seguente cadde l’ultima barricata, in Rue Ramponeau e Belleville, e il Maresciallo MacMahon emanò un proclama: "Agli abitanti di Parigi. L’esercito francese è giunto a salvarvi. Parigi è libera! Alle quattro i nostri soldati hanno occupato l’ultima posizione degli insorti. Oggi la lotta è finita. Ordine, lavoro e sicurezza rinasceranno".

Le rappresaglie iniziarono a moltiplicarsi. Aver appoggiato la Comune in qualsiasi modo venne dichiarato un crimine del quale migliaia potevano essere, e vennero, accusati. Alcuni dei Comunardi vennero fucilati contro quello che è oggi noto come Muro dei Comunardi nel cimitero di Père Lachaise, mentre altre migliaia vennero condotte a Versailles per essere processate. Pochi Comunardi sfuggirono, principalmente attraverso le linee prussiane a nord. Per molti giorni colonne infinite di uomini, donne e bambini condussero un doloroso viaggio, sotto scorta militare, verso le aree temporanee di prigionia di Versailles. In seguito vennero processati; alcuni vennero giustiziati, molti furono condannati ai lavori forzati; molti di più vennero deportati per lunghi periodi o per tutta la vita in isole francesi dell’Oceano Pacifico virtualmente disabitate. Il numero di uccisioni durante La Semaine Sanglante non potrà mai essere stabilito con certezza, ma le stime più basse parlano di 30.000 morti, molti più feriti, e forse fino a 50.000 tra giustiziati ed imprigionati in seguito. 7.000 furono gli esiliati in Nuova Caledonia. Per gli imprigionati ci fu un’amnistia generale nel 1889.

Parigi rimase sottoposta a legge marziale per cinque anni.

 

La Comune in retrospettiva

I cittadini benestanti di Parigi, e molti dei primi storici della Comune, la videro come un classico esempio di governo delle masse, terrificante e allo stesso tempo inspiegabile. La maggior parte degli storici successivi, anche quelli di destra, hanno riconosciuto il valore di alcune delle riforme della Comune e deplorato il modo selvaggio con cui venne repressa. Comunque, hanno trovato difficile spiegare l’odio senza precedenti che la Comune suscitò nei ceti medio-alti.

Da sinistra, ci sono stati molti che hanno criticato la Comune per aver mostrato troppa moderazione, in particolare considerando la difficile situazione in cui si trovava. Karl Marx ritenne grave il fatto che i Comunardi "persero momenti preziosi" per organizzare elezioni democratiche, invece di farla finita con Versailles una volta per tutte. La Banca Nazionale di Francia, con sede a Parigi e che conservava miliardi di franchi, venne lasciata intatta e non sorvegliata dai Comunardi. Essi chiesero timidamente di avere dei prestiti dalla banca (che vennero loro concessi senza esitazioni). I Comunardi scelsero di non impossessarsi dei beni della banca perché temevano che il mondo li avrebbe condannati se lo avessero fatto. Queste grandi quantità di denaro vennero trasferite da Parigi a Versailles e finanziarono l’esercito che schiacciò la Comune.

Comunisti, socialisti di sinistra, anarchici e altri, videro la Comune come modello, o prefigurazione, di una società liberata, con un sistema politico basato sulla democrazia partecipativa dal basso. Marx e Engels, Bakunin, e successivamente Lenin e Leon Trotsky, cercarono di trarre un’importante lezione teorica (in particolare riguardo allo "smantellamento dello stato") dalla limitata esperienza della Comune. Una lezione più pragmatica fu quella ricavata dal diarista Edmond de Goncourt, che scrisse, tre giorni dopo La Semaine sanglante, "…lo spargimento di sangue è stato condotto intensamente, ed è stato di tale portata, con l’uccisione della parte ribelle della popolazione, da rimandare la prossima rivoluzione… La vecchia società ha davanti vent’anni di pace…"

La Comune di Parigi è stata oggetto di ammirazione per molti leader comunisti. Mao vi avrebbe fatto spesso riferimento. Lenin, come Marx, giudicava la Comune un esempio vivente della dittatura del proletariato. Ai suoi funerali il suo corpo venne avvolto nei resti di una bandiera rossa usata dalla Comune. La navetta spaziale sovietica Voskhod 1 portò a bordo parte di un vessillo della Comune per scopi propagandistici. Inoltre, i bolscevichi ribattezzarono la nave da guerra Sevastopol in Parizhskaya Kommuna in onore della Comune.

 

Kefiah…non siete curiosi di saperne di più?

Kefiah

Una kefiah, (dall’arabo: كوفية, kūfiyyä) è un copricapo tradizionale della cultura palestinese, specie di quella agricola, portato sulla testa o sulle spalle. La sua origine è pratica, nei Paesi Arabi era indispensabile avere un drappo di stoffa che proteggesse il viso e il capo dal sole e dal vento, ora ha assunto anche un significato politico e religioso. Può essere bianco e rosso, talvolta bianco e nero, totalmente nero, giallo, bianco  o verde.

 

Pronuncia

Il copricapo è pronunciato spesso come keffiyeh, kaffiyah, keffiya, kaffiya, kufiya, kefiah o con altre piccole variazioni. Queste pronunce mostrano l’evidente differenza della lingua araba, che varia da regione a regione, come i diversi metodi di traslitterazione dall’alfabeto arabo a quello latino, e viceversa.

La probabile origine del nome kefiah viene dalla città di Kufa (dall’arabo: الكوفة, al-Kūfä). Il copricapo può essere chiamato "ghutra" (arabo: غطرة, ġuṭrä; particolarmente in Arabia Saudita e in Bahrain), "shemagh" (arabo: شماغ, šmāġ), o "hatta" (arabo: حطّة, ḥaṭṭä).

Materiale e modi di indossamento

In genere, una kefiah è fatta di seta, cotone o lana.

Spesso la kefiah è mantenuta, attorno alla fronte, con una sezione di cotone intrecciato, detta "egal" (arabo: عقال, ʿiqāl).

Uno dei modi più usati di indossare il copricapo consiste nel metterlo attorno al collo, dispiegando la kefiah per intero, collegando i pizzi opposti, piegarla diverse volte su sé stessa e avvolgerla attorno alla gola. Un altro metodo consiste nel mettersela a triangolo sulla testa, di modo che ricada sulla nuca per un lato e sulle spalle con gli altri due. In genere è a scacchi neri e bianchi, ma non sono rare kefieh rosse e nere o rosse e bianche. Spesso è indossata come segno di solidarietà verso il popolo palestinese.

 Storia

Negli anni ’30 la kefiah diventa un simbolo del nazionalismo Palestinese, grazie alla sua associazione alle aree rurali, in contrapposizione al fez indossato nelle aree civilizzate. Fu adottata da molti Palestinesi che sostenevano il Gran Mufti Amin al-Husayni durante la Grande Rivolta Araba. I britannici cercarono di vietarla nella città di Jenin e si arrivò al punto che un comandante dell’esercito britannico propose di imprigionare ogni Palestinese che l’avesse indossata, ma la proposta fu bocciata dai suoi superiori.

Più tardi la kefiah sarebbe diventata il simbolo di Yaser ʿArafāt, che fu visto raramente senza di essa. ʿArafāt indossava la kefiah alla maniera tradizionale, attorno alla testa e avvolta da un egal.

Un’altra figura Palestinese comunemente associata alla kefiah è Leila Khaled, una donna appartenente all’ala armata del Fronte Popolare per la Liberazione Palestinese. Diverse fotografie della Khāled circolarono sulla stampa occidentale dopo il dirottamento del Volo TWA 804 e dei dirottamenti del Dawson’s Field: queste foto spesso ritraevano la Khāled mentre indossava la kefiah alla maniera del hijāb delle donne musulmane, avvolta attorno alla testa e alle spalle. Questo modo fu inusuale, dato che la kefiah è comunemente associata alla virilità araba, e molti credono che quella della Khāled fu una specie di "dichiarazione di moda", denotando la sua uguaglianza rispetto agli uomini nella lotta armata palestinese.

Kefiah e ideologia politica

Sin dallo scoppio della Prima Intifada e dall’opposizione di Ḥamās all’OLP nei territori palestinesi, i colori delle kefieh furono associati alle simpatie politiche dei Palestinesi. La kefiah bianca e nera, accettata comunemente come simbolo palestinese, è associata all’ OLP e ad al-Fatḥ. Il verde, come colore associato all’ Islam, è anche associato a Ḥamās. Il rosso, colore tipico del socialismo, è associato al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

Occidentali con la Kefiah

Il più famoso occidentale indossatore di kefiah, il Colonnello Thomas Edward Lawrence (meglio conosciuto come Lawrence d’Arabia) indossava una kefiah bianca a tinta unita con un egal per immischiarsi di più fra la società palestinese, durante il suo coinvolgimento nella Rivolta Araba nella Prima Guerra Mondiale. Quest’immagine di Lawrence fu resa popolare successivamente dal film sulla sua vita in cui Peter O’Toole interpretò l’ufficiale britannico.

Forse a causa della visione degli Arabi come parte degli alleati nella Prima Guerra Mondiale, negli anni ’20 l’epoca del cinema muto vide gli studios proporre scenografie orientali dell’"esotico" Vicino Oriente e le kefieh divennero parti del guardaroba. Questi film e i loro interpreti maschili (come ne "Lo Sceicco" e ne "Il figlio dello Sceicco", con l’attore rubacuori Rodolfo Valentino) ebbero tipicamente attori occidentali nei ruoli di Arabi che indossavano sempre kefieh con egal.

Con la crescente simpatia ed attivismo degli occidentali nei confronti dei Palestinesi all’interno dei conflitti arabo-israeliani, negli anni degli Accordi di Pace di Oslo e della Seconda Intifada, nel mondo occidentale le kefieh cominciarono ad essere indossate come segno di solidarietà nei confronti dei Palestinesi. Anche se sono diffusi stili e tonalità differenti, fra gli occidentali prevalgono le kefieh bianche e nere. Fra questi le kefieh sono indossate tipicamente attorno al collo come fazzoletti o bandane, annodate in avanti con il tessuto avvolto sopra le spalle. Altri modi per indossare kefieh diffusi includono quello che dà alla kefiah una forma rettangolare simile ad una sciarpa, che va indossata similmente alle sciarpe con il motivo bianco e nero sul davanti del corpo, e con le frange lavorate a maglia a forma di bandiera palestinese.

Sin dalla cosiddetta "Intifāḍa di al-Aqsà" queste sciarpe rettangolari aumentarono esponenzialmente di numero fra gli occidentali, con una combinazione della bandiera palestinese e della Moschea al-Aqsà stampata sull’estremità del tessuto.

Per differenti ragioni assieme, le truppe statunitensi e britanniche coinvolte nella Guerra del Golfo e nell’occupazione irachena sono state fotografate e filmate mentre indossavano kefieh durante lo svolgimento delle loro mansioni (spesso con tessuto di cotone color kaki e con le cuciture nere). Questo può essere motivato soprattutto alla comodità delle kefieh negli ambienti desertici come in quello iracheno. Questi soldati ritratti sono spesso situati in cima a veicoli come carri armati, jeep e cingolati, vestendo kefieh quadrangolari ripiegate su un angolo, e quindi formando un triangolo, e annodate sulla gola o sulle spalle. La lunghezza rimanente della kefiah può quindi esser posizionata sulla bocca e sul naso, spesso assieme a degli occhiali, per evitare di respirare o ingoiare sabbia o altri corpuscoli aerei mentre il veicolo è in movimento.

Nell’Europa centrale, occidentale e nelle città principali degli Stati Uniti, le kefieh sono alle volte diventate un accessorio di moda, spesso indossato alla stregua di una sciarpa da disinteressati sia dall’aspetto politico sia dal valore simbolico/idealistico di queste.

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